Analfa: Poggy aka E. DeLarge Beta: Kagome Rating: VM14 con riserve... nessuna descrizione tanto esplicita da meritare un VM18, ma in questa fic troverete linguaggio pesante, vaghi riferimenti all'incesto, violenza fisica e psicologica, stupro e in generale molta poca moralità. Spoiler: Harry Potter e l'Ordine della Fenice; la storia ha luogo poco dopo la fine del libro. Disclaimer: Tutti, ma proprio tutti i personaggi sono (c) J.K.Rowling e di qualche innominabile multinazionale. Nota: Questa fic è ispirata... dal famoso blackout che ha interessato l'Italia qualche tempo fa Di punto in bianco, mi sono trovata a riflettere sul significato della parola, e ho pensato che potrebbe essere un buon titolo per una storia sui Black, soprattutto considerando il destino molto cupo che sembra essere riservato a questa famiglia. Le tre storie sono uscite di getto, anche se naturalmente non dal nulla. Il capitolo di Narcissa volendo si può ricollegare alla mia precedente fanfic Cose preziose (anche se non occorre averla letta per capirlo). Quello di Sirius ha le sue basi in una riflessione che portavo avanti da un po' di tempo sul "lato oscuro" di questo personaggio. In quello di Bellatrix si parla di un' "isola" che non esiste nel canon, ma c'è in un'altra ff che sto scrivendo ;-PP Nel caso non si capisse, è il quartier generale di Voldemort... da qualche parte dovrà andare anche lui, povero diavolo. Ma soprattutto, in questa fic ho trovato il modo di omaggiare ampiamente (plagiare, direbbe qualcuno... ma dato che lo dichiaro diventa una citazione ;-P) Cherudek, a tutt'oggi, secondo me, il libro migliore della serie di romanzi di Valerio Evangelisti dedicata all'inquisitore Eymerich. Lo scenario combaciava talmente bene che ero quasi tentata di farne un crossover, e chissà che un giorno non lo faccia veramente. Blackout (Il doppio senso è voluto) 1: Bellatrix Non è diverso da Azkaban, e non a causa dei Dissennatori passati dalla parte dell'Oscuro Signore. E' l'attesa. Bellatrix appoggia la nuca al muro di pietra alle sue spalle. Voldemort è vicino, è qui sull'Isola, ma non l'ha più visto dal blitz al Dipartimento dei Misteri. E da quel giorno sono passate settimane, settimane pesanti come anni in cui lei è rimasta reclusa tra quelle mura avvolte nella nebbia. E' anche senza la sua bacchetta. Le è stata sottratta per punizione, quando Voldemort le ha voltato le spalle dicendole: "a te penserò dopo." Bellatrix si mette le mani nei capelli arruffati. Come può rientrare nelle grazie del suo Signore se non le è concesso di vederlo né di fare alcunché? La prospettiva di essere torturata o uccisa non la smuove più di tanto. Ma questa spada di Damocle sospesa sopra alla sua testa, senza sapere come, quando, se cadrà... sta mettendo a repentaglio quel poco di salute mentale che le resta, se ne rende conto. Non sopporta l'idea di essere caduta così in basso nella gerarchia dei seguaci di Voldemort, lei che, ne è sicura, è l'unica pronta a fare qualunque cosa per lui, solo per lui. Certo, pensa anche a Rodolphus. Aveva sopportato il carcere peggio di lei già la prima volta, cagionevole di salute com'è sempre stato. Una volta libero, quasi non parlava più - lui che parlava tanto e bene, che sapeva sempre cosa dire in qualsiasi situazione. I suoi capelli, che erano stati anche più neri di quelli di Bellatrix, si erano striati di grigio più di quanto fosse naturale. Si chiede se Rodolphus sopravvivrà ad una seconda reclusione. Eppure, per quanto gliene importi, la sua mente la riporta sempre indietro, inesorabile, a Voldemort e all'interrogativo martellante: "cosa sono io per lui, ora?" Non è solo l'istinto di conservazione a rendere la domanda così pressante. E' che ha fatto di Voldemort il centro della sua vita da ormai talmente tanto tempo che non può fare a meno di pensarlo. La porta si apre. Vorrebbe che non fosse quello che è. Codaliscia. Peter Minus praticamente le fa da carceriere. Col braccio sano, porta una scodella di minestra. " 'Giorno, Bellatrix" dice, con quella sua vocetta. Lei lo guarda malissimo, da dietro una cortina di capelli sporchi. Perché lui? Perché il pavido, meschino Codaliscia ha il privilegio di vivere a fianco dell'Oscuro Signore mentre lei, incrollabilmente fedele, è confinata in solitudine come l'ultimo dei traditori? Non degna il pasto di uno sguardo. "Come sta l'Oscuro Signore? Che cosa dice?" chiede, invece. Minus sbatte le palpebre dei suoi piccoli occhi da topo. "Niente" dice, alzando le spalle. Bellatrix scatta. "Non è mai 'niente', infame! Ricordati di chi stai parlando..." "Intendevo niente che ti riguardi" sogghigna l'uomo. Non si preoccupa troppo di celare la soddisfazione che prova nel vedere Bellatrix in queste condizioni - lei che si era sempre considerata la favorita di Voldemort. Lui, che non riesce a guardare l'Oscuro Signore senza un misto di paura e disgusto, è certo che Bellatrix avrebbe tutto lo stomaco di diventarne l'amante, non fosse che Voldemort, cessando di essere Tom Riddle, ha perso la propria umanità anche in quel senso. Che smacco deve essere anche questo per Bellatrix, pensa Minus, lei che Sirius, fin dai tempi della scuola, ha sempre descritto come una bestia da materasso. Non ha mai potuto fare a meno di chiedersi fino a che punto Sirius parlasse con cognizione di causa. Glielo dice: "Le cose sono cambiate, Bellatrix. Non sei più l'animaletto da compagnia del Maestro, e lui ha sicuramente altre priorità che non venire ad informare te dei suoi piani." "Stronzate!" urla Bellatrix saltando in piedi "Non mi fido di te, Minus. Sei solo un codardo incapace di mettersi in gioco, e in questa situazione puoi venirmi a dire quello che vuoi... Ti si legge in faccia quanto ci godi a giocare con me ma, caro, si vede che non mi conosci abbastanza." Bellatrix fa paura. Ha lo stesso sguardo spiritato e omicida che aveva Sirius nella Stamberga. Minus tira repentinamente fuori la bacchetta: "Ah sì?" dice, provando a mascherare l'inquietudine "E se anche fosse? E' vero, posso raccontarti quello che voglio. Ma sai bene che se lo faccio è perché mi è permesso. Non andrò contro la volontà del Maestro proprio ora. E sai cosa significa questo? Che a lui non importa più niente di te." "Non è vero" dice lei a denti stretti "Non può esserlo. Allora, perché non uccidermi?" "Ah, non ne ho idea" risponde Minus riacquistando fiducia "forse perché sa che non ti ribellerai mai a lui, e potrà mandarti avanti come carne da macello la volta che ne avrà bisogno. Dubito però che te lo farà fare in un'operazione importante, visti i risultati degli ultimi periodi." Questo è troppo. In un balzo ferino, Bellatrix gli è addosso ; la bacchetta di Minus cade, e lui si trova con le unghie della donna piantate in faccia. Magra e sfinita com'è, ha tirato fuori una forza disumana. "Meglio finire massacrata che vivere come te, stronzo" gli sibila bloccandolo a terra e stringendogli la gola " cos'hai mai fatto di tuo, eh? Hai sempre vissuto alle spalle degli altri. Dodici anni da topo... solo perché non sapevi badare a te stesso... lo so che hai venduto James Potter solo perché non potevi più fare il suo parassita, non per fedeltà all'Oscuro Signore. Di chi eri geloso? Di Potter? Di quella troia mezzobabbana? E' forse che nessuno dei due ti si è voluto fare, frocio?" Il cuore di Minus batte all'impazzata, il volto livido per il soffocamento, mentre le dita ad artiglio di Bellatrix si chiudono sempre di più attorno al suo collo. Annaspa. Ora lei parla vicinissimo al suo viso, ciocche di capelli neri gli cadono sulla faccia. "Allora, Codaliscia, vogliamo vedere quanto se la prenderà l'Oscuro Signore se lo libero della tua presenza? Vediamo se tu sei così indispensabile, eh?" "STUPEFICIUM!" Bellatrix finisce scaraventata contro il muro. Minus si rialza, rosso in volto e con le lacrime agli occhi, la bacchetta nella mano d'argento. Un simile urto avrebbe tramortito chiunque, ma non Bellatrix che, seppur debolmente, prova a rialzarsi. "Crucio!" urla subito Minus, stridulo, e la donna cade di nuovo e si contorce gridando, priva com'è di difese. L'uomo le si avvicina, senza interrompere l'incantesimo, gli occhi accesi d'isterismo mentre le lacrime corrono sulle guance scavate di Bellatrix. Minus leva la bacchetta solo quando è vicino abbastanza da assestarle un manrovescio, e poi un altro, e un altro ancora. "E vuoi vedere quanto gli importa di questo, puttana?" dice, senza fiato. Un rivolo di sangue scende dal labbro rotto di Bellatrix, che lo guarda attraverso le palpebre socchiuse e tumefatte. "Fottiti, stronzo" dice, con un fil di voce. Minus le assesta un calcio nello stomaco, un calcio dato male, scoordinato, ma che le leva quel poco di respiro rimasto. "N-no" balbetta lui, in quello che a Bellatrix, stordita, sembra quasi un pianto "t-tu ti fotti. A-adesso vediamo quanto sono frocio." Bellatrix fa uno sforzo immane, e sogghigna: "Almeno... ho la certezza... che durerà poco." Un altro calcio la zittisce del tutto, provocandole anche un piccolo conato. Non trovare la forza di aprire gli occhi, ora, le sembra una fortuna.