3: Sirius E' strano come da questo buio io possa vedere e raccontare storie interessanti. Ed è strana cosa essere passati di qua senza che il corpo abbia tecnicamente cessato di vivere. In questo mondo, non c'è materia. Per cui il mio corpo non esiste. E senza corpo - tessuti, ossa, umori - non si può far parte del mondo dei vivi. Ma posso dire di essere morto? "Morto" è una parola grossa ma, come ho sentito dire da Piton in uno dei suoi soliti commenti pieni di tatto sul mio conto, morire è anche una cosa molto ordinaria. Capita a tutti, prima o poi. Di certo, morire è una cosa definitiva. Ma non c'è niente di definitivo qui. Sono oggetto di un continuo divenire; me ne rendo conto, perché anche se privato dei cinque sensi, ho ancora, in qualche modo, coscienza di me. Si sta compiendo un processo bizzarro. Avevo provato qualcosa di simile ad Azkaban, dove la vicinanza dei Dissennatori faceva sì che un uomo sentisse la sua anima portata via pezzo dopo pezzo - come un castello di sabbia eroso dalle onde. Ma qui niente viene portato via. Avviene qualcosa di più simile a un'implosione, anche se non in maniera improvvisa e drastica: è invece tutto graduale. Tutto si mette a posto a poco a poco. Quando sono caduto al di là del Velo, ero un groviglio impazzito di sensazioni, confuso di rabbia e paura e dolore. Ero assordato dai miei sentimenti, come in fondo lo ero anche durante la mia vita fisica. E poi, a poco a poco, i rumori si sono zittiti. Ho cominciato a sentire le voci intorno a me. Ho ricominciato a vedere, con sempre maggior chiarezza, ciò che mi collegava al mondo vivente. E' come se la mia anima si stesse contraendo, compattando su se stessa fino a raggiungere la propria dimensione essenziale. Come le stelle, che bruciano e disperdono la propria luce, noi, vivendo, disperdiamo pezzetti della nostra anima. Ma alcune stelle cambiano direzione e si ripiegano dentro, diventando buchi neri, entità sintetiche, essenziali, centripete. Naturalmente, questa è una mia supposizione. Non so se davvero mi stia succedendo questo. Di sicuro non sono un fantasma: non sono nemmeno sicuro di avere una forma, adesso. Temo che la mia sostanza sia puro pensiero, ma se penso, dunque esisto. Non avevo mai considerato quanto fosse vera quella frase, prima d'ora. Il superfluo se ne va attimo dopo attimo. Ho visto Harry disperarsi per essere stato sciocco e aver messo a repentaglio la mia vita. So che il suo è dolore sincero e so che anch'io, come suo padre, ho spesso agito d'impulso senza calcolare le conseguenze. Essere stupidi è sempre più facile che ragionare. Eppure, tanta disperazione mi ha toccato davvero poco. Ho visto Remus tentare di mantenere un'apparenza di fermezza e normalità di fronte alla scomparsa del suo ultimo amico. Ho visto la malcelata soddisfazione di Piton per lo stesso motivo. Ho visto Silente vacillare. Ho visto, ho visto... Ma forse anche dire "ho visto" è sbagliato. Poiché non ho più occhi. Ciò che vedo lo vedo attraverso i loro occhi, per quanto siano immagini nebulose, sfumate ai margini, a volte più sensazioni che altro. Ma ho degli osservatori privilegiati da cui mettermi a guardare. Ecco le mie sorelline preferite. Ecco Narcissa, che mi ha mandato a morire, sentirsi sempre più piccola, e trasparente come un fantasma in un castello sempre più grande e vuoto. Avverto lo stomaco che le si chiude per l'ansia di non farcela e soprattutto di rimanere da sola. Questo però avrei potuto dirvelo già da prima. Fin da piccola Narcissa aveva sofferto del suo essere una specie di mosca bianca tra i Black, oltre che la terza figlia femmina in una famiglia dove fin dall'inizio avevano cercato il maschio. Bizzarramente, poi, era l'unica della nostra generazione a non portare il nome di una stella. Tutto ciò l'aveva resa una bambina dal carattere piuttosto scontroso e sgradevole, un'adolescente tra l'isterico e l'acido e ora, direi, una donna adulta che, lasciata a se stessa, sta scoprendo di essere incline ad oscillare tra depressione e panico, con qualche capatina nel mondo dei disturbi alimentari. Nel mio piccolo, ora, sono più informato di lei sul conto di suo marito e suo figlio. Lucius ha una costola incrinata da un colpo di manganello e comincia ad arrendersi all'evidenza che nessuno lo tirerà fuori di lì. Azkaban non è più quella di una volta, ma mi stupisce come l'effetto finale sia simile alla vecchia versione. Se potessi, mi complimenterei con chi di dovere. So che Draco, a scuola, cova vendetta nei confronti di Harry con un'intensità inimmaginabile per un ragazzo della sua età. Non sopporta la rovina improvvisa della sua cara famiglia, e soprattutto che il nome dei Malfoy sia stato disonorato: Lucius l'ha indottrinato a fondo, in quel senso. Però è sicuramente il sangue dei Black che scorre nelle sue vene a rendere la vendetta un chiodo fisso, una necessità tanto urgente. Uccidere o morire. Tutto questo, potrei farlo sapere a Narcissa, non foss'altro perché così si tormenterebbe di più. Ma nel frattempo, preferisco stare a vedere cosa le combinerà il figliolo. Forse dovrei anche avvertire Harry, ma non so se ne ho voglia. La sua testolina d'adolescente è piuttosto difficile da penetrare. Si direbbe che mi riesca meglio con quelli con cui ho un vincolo di sangue, ma forse non è solo questo. E' il motivo per cui Andromeda non entra in questa storia. Ne è uscita vent'anni fa con più successo di me. Almeno in apparenza. E' l'odio che ci lega. L'odio e il sangue si stanno dimostrando il vincolo più robusto tra me e i vivi. Più la mia anima si riduce a pura essenza, più questa essenza assomiglia a ciò da cui ero fuggito da ragazzo: il minimo comune denominatore della mia famiglia, l'impulso a distruggere ed essere distrutti, e il germe della follia che sembrava dormire in fondo a tutti noi. Me l'aveva detto Remus, intuitivo come sempre: Grimmauld Place tira fuori il peggio di te. Azkaban ha tirato fuori il peggio di me, Grimmauld Place ha tirato fuori il peggio di me, e ora questo posto dietro al Velo... forse allora non è solo il "peggio". Forse è semplicemente il vero me, la mia essenza senza tempo, quella che avrei tramandato ai miei figli se mai ne avessi avuti. E allora, naturalmente, vedo Bellatrix come se fosse qui davanti a me. C'è sempre stata una straordinaria assonanza tra noi due; lei lo ha sempre sostenuto, io l'ho sempre negato, ma ora, da qui, posso tranquillamente darle ragione. Ha sempre avuto occhio, Bellatrix, per trovare le verità a te più sgradite e sbattertele in faccia. Credo che l'abbia capito anche Peter Minus. La sua adorazione per James mi è sempre sembrata sospetta, ed evidentemente Bellatrix ha toccato un nervo scoperto, perché Minus è talmente vigliacco da non avere nemmeno il coraggio di essere quello che è. Da allora, violenta Bellatrix tutte le notti: perché ancora, dopo la furia della prima volta, non ha più nemmeno il coraggio di farlo alla luce del sole e prendersene la responsabilità. O forse, come sono sicuro pensi anche Bellatrix - che non gli dà più la soddisfazione né di un grido né di una lacrima - al buio gli riesce più facile immaginare che non sia lei quella che sta inculando. Anche se, chi può dirlo. Io capto immagini, sensazioni, e ricostruisco una storia veritiera. Ma può benissimo darsi che Bellatrix, pur ridotta a un mucchio d'ossa sporco e stanco, riesca di per sé ad arrapare anche un omosessuale latente come il nostro Codaliscia. Non mi stupirebbe più di tanto. So per esperienza personale che effetto possa avere la mia cuginetta maggiore sugli uomini, il cui cervello, come lei non mancava di far notare con raffinatezza, va spesso a farsi una villeggiatura dalle parti del cazzo. Uno stato delle cose da cui lei ha sempre tratto il meglio - pecco forse di presunzione se mi conto in questo "meglio"? - ma che ora a quanto pare le si è rivoltato contro. Mi farebbe pena, se lei non fosse lei e io non fossi io. Ma purtroppo, abbiamo passato la vita a ricordarci a vicenda cosa non andasse in noi, e tuttavia, o forse proprio per questo, ad essere calamitati l'uno dall'altra. Ancora una volta, forse, si riduce tutto ad un tratto di famiglia: tutti i Black finiscono per odiarsi, ma quasi tutti, prima o poi, ritornano a casa, in modo da continuare a tramandare le nostre tare. Per questo non poteva che finire così - che noi Black superstiti ci ritrovassimo di nuovo a rovinarci la vita a vicenda, nel mio caso addirittura ad ammazzarci. E per questo, nonostante io ora esista in questo mondo ignoto e privo di sostanza, sono ancora legato a loro, e testimone delle loro vite. Credo di non poterne fare a meno. Però mi sono stancato di assistere in modo passivo, anche se è già un po' come se fossi io a sodomizzare Bellatrix e a stringere lo stomaco di Narcissa in conati nervosi, per quanto siano esperienze vissute di riflesso. Ma ho scoperto che quanto più la mia anima si fa quintessenziale e si ripiega su se stessa, tanto più sono piccole le fessure in cui può infilarsi. Forse un giorno questo processo finirà, e diventerò tanto minuscolo da sparire e trovare pace. Ma nel frattempo voglio levarmi qualche soddisfazione. Peter Minus non sarà più la parte peggiore delle notti di Bellatrix, né un letto troppo freddo di quelle di Narcissa. Sorelline, verrò nei vostri sogni. Leverò il respiro direttamente dal vostro petto. Verrò nei vostri sogni e mi aggrapperò a voi, tenace come il cane che ero. Condividerò con voi questo buio. Così avrete un'idea di cosa voglia dire vivere senza nessun'altra compagnia che la verità su se stessi, quando la verità è così nera. Inutile che vi dica che il doppio senso è voluto.