Home // Harry Potter // Comics // Cinema e libri // Links // Guestbook Analfa: Poggy aka E. DeLarge Beta: Kagome, e tutta la pazienza che ha con me. Spoiler:Quinto libro. Poichè questa storia si svolge poco dopo la fine di Harry Potter e l'Ordine della Fenice, fa riferimento a molti eventi che potete consocere solo leggendo il quinto libro. Per cui non lamentatevi se vi rovinate la sorpresa :-D Rating: Genitori Disclaimer: Harry Potter appartiene a J.K.Rowling, Bloomsbury books, Warner Bors, Salani bla bla bla insomma io non ci sto guadagnando proprio niente. Questa ff inoltre non ha niente a che fare con Cose preziose di Stephen King: ho solo ignobilmente plagiato il titolo _____________________________________ COSE PREZIOSE Non è che non si fidi di loro: solo, li conosce. Fred e George hanno affittato l'appartamento sopra al negozio di scherzi che hanno aperto in Diagon Alley, e Molly può immaginare con una certa sicurezza in che stato versi. E lo sanno bene anche loro se, dopo un'iniziale - molto debole - resistenza, hanno accettato di buon grado che almeno stirasse loro qualche camicia e facesse una spesa come si deve. Per quieto vivere, Molly non commenta, ma ha la netta sensazione che i due, più che preparare la cena, organizzino dei festini dove la cosa più vicina ad un alimento sono le patatine al formaggio. D'altra parte, ogni volta che prova a far loro un'osservazione, i gemelli la zittiscono dicendo che, con la scusa che erano lontani, Bill e Charlie hanno potuto gestirsi come volevano quando sono andati a vivere da soli. Il che sotto certi aspetti è vero, e allora Molly tenta di tenere le labbra cucite, anche se a volte è molto, molto difficile e basterebbe questo caldo atroce di luglio a mettere a dura prova la sua sopportazione. E' anche vero che col negozio Fred e George se la cavano più che bene: si vede che hanno talento per questo tipo di cose, e più fiuto per gli affari che per sentire quando il latte è scaduto... Molly sospira vuotando la bottiglia nel lavandino, e per oggi ha finito. Decide che uscirà per conto suo a Diagon Alley, poi passerà a salutare i ragazzi e andrà a casa... magari, potrebbe prima andare a prendere Arthur al lavoro: non lo fa da tempo. Anche se è molto improbabile che lui finisca presto. Dall'arresto dei Mangiamorte in poi quello che, anche se non esiste ufficialmente, tutti chiamano "partito di Silente", ha avuto un'impennata di popolarità, il che significa paradossalmente più lavoro. Le ispezioni, che durante tutto l'anno precedente erano state duramente ostacolate, ora sono riprese a pieno regime. Il Ministero non vuole un'altra crisi come quella di fine anni '70 e allora usa subito il pugno di ferro. Arthur non può nascondere una certa soddisfazione quando ne parla, e Molly gli dà ragione: non solo è *giusto*, ma dopo tutto quello che hanno passato... Ancora le viene il magone se pensa che suo marito ha rischiato di morire. Era la sua peggiore paura fatta realtà. Ora, però, hanno il coltello dalla parte del manico. Beh, se non totalmente, almeno più di prima. Finalmente Caramell si è tolto i tappi dalle orecchie: è chiaro che lo fa solo perché gli conviene, ma che importa. Almeno non c'è più un Lucius Malfoy a corromperlo. A questo pensa Molly mentre entra al Ghirigoro in cerca di qualche libro nuovo da leggere, qualcosa per ripulirsi la mente e renderla un po' più leggera dopo tutti gli avvenimenti angoscianti e tristi degli ultimi mesi. Un romanzo; o magari un saggio sull'armonia interiore. O qualcosa di totalmente avulso dalle esperienze passate, come un manuale di giardinaggio. Sta per propendere per l'ultima soluzione, quando si immobilizza. "Questo me lo incarti. No, quest'altro no." Si volta lentamente. Non si sbaglia: quella alla cassa è Narcissa Malfoy. Drappeggiata in un leggero abito estivo rosa antico, con i capelli raccolti che le sfiorano la base del collo, è inequivocabilmente la moglie di Lucius. Il primo pensiero di Molly, immediato e incontrollabile, è *ma come può avere il coraggio di farsi vedere in giro?* L'arresto di Lucius è storia più che recente, e da allora, da quello che le racconta Arthur, ci sono già state tre ispezioni a casa Malfoy; per non parlare delle sanzioni da pagare e degli avvisi di garanzia. Mentre il commesso incarta uno dei libri di Narcissa, Molly si fa avanti e posa sul banco il suo Manuale per la coltivazione delle erbe officinali. Istintivamente, Narcissa si volta verso di lei. Nella frazione di secondo che le occorre per riconoscere Molly, i suoi occhi si illuminano di un lampo ostile. Molly paga il libro senza smettere di guardarla, e parla prima che lei possa ostentatamente girarsi dall'altra parte. "Buongiorno, signora Malfoy." Con la coda dell'occhio, Molly nota che al nome "Malfoy" i commessi guardano Narcissa con rinnovato interesse. Di sicuro se n'è accorta anche lei. Deve capitarle spesso di questi tempi. "Signora Weasley" risponde Narcissa con un tono e un'espressione che sottintendono 'sei una delle ultime persone al mondo che vorrei vedere'. Molly si gode questo trionfo tutto interiore. Sa che non appena Narcissa metterà il suo naso all'insù fuori del negozio - o forse anche prima - i librai si daranno di gomito: ehi, ma quella è la moglie di Lucius Malfoy. Quello che adesso è in prigione. Quello che appoggiava Tu-Sai-Chi. Criminali. "Cosa la porta qui a Diagon Alley? Suppongo che di questi tempi sia piuttosto occupata" continua Molly, dolcemente, in tono quasi materno. Dio, è stata praticamente questa donna a consegnare Harry a Voldemort riferendo al Signore Oscuro ciò che le aveva detto Kreacher... il minimo che possa fare, qui e ora, è prendersi qualche soddisfazione. Narcissa raccoglie le sue cose con un gesto brusco, ma parla senza quasi muovere le labbra. "Certo c'è chi mi dà motivo di essere occupata. Lei dovrebbe saperlo meglio di me." Fa per andarsene, ma Molly la segue, calma, fuori del negozio. "Come dicevo" aggiunge Narcissa, le sopracciglia aggrottate forse non solo perché il sole picchia "c'è chi, come suo marito, si sta dando da fare per riempire le mie giornate. Pensa che abbia il tempo di stare qui a fare conversazione?" "Oh, ha avuto il tempo di fare conversazione" dice piano Molly "anche se non avrei mai detto che preferisse gli elfi domestici come interlocutori." "Non li preferisco, infatti. Ma le assicuro" sibila Narcissa chinandosi leggermente verso Molly "che ho la tentazione di cominciare adesso. Cosa vuole da me?" "Offrirle un tè, magari?" "E cosa le fa pensare che io voglia passare un minuto di più in sua compagnia?" "Assolutamente niente. Non la trattengo, se vuole ritirarsi." Per un istante, Molly ha l'assoluta certezza che Narcissa voglia colpirla - colpirla fisicamente. Ma le sue parole sono il morso avvelenato della bestia già in trappola. "Se me ne andrò ed eviterò lo scontro ammetterò la mia debolezza e lei vincerà. Se resto e accetto il suo invito, rispondo alla sua provocazione e io perdo. Qualsiasi cosa faccia, lei avrà la sua rivincita. Si prenda il lusso di scegliere l'opzione che preferisce, e mi metta in croce come più le piace. Tanto ormai suo marito mi ci ha abituata." Improvvisamente, Molly è colta da un terrore irrazionale. C'è una sottile provocazione nelle parole astiose di Narcissa, e Molly suo malgrado la coglie. Non vuole che suo marito abbia più a che fare con questa donna. Sa che non dovrebbe pensarlo, perché ha fiducia in Arthur - deve averla. Ma è stato lui stesso a dirle che non sarà facile piegare Narcissa: ora che Lucius non c'è, si sta attaccando a quello che ha con le unghie e con i denti. Farebbe di tutto, ha detto Arthur, pur di salvare i Malfoy. *Tutto*, echeggia nella mente di Molly, e gli occhi le si posano involontariamente sulla scollatura del vestito di Narcissa, sulla sua magrezza forse anche accentuata dallo stress ma su cui risaltano ancora di più seni pieni e alti, imperlati di minuscole gocce di sudore per il caldo tremendo del pomeriggio londinese. Per forza, si dice acida Molly, dopo solo un figlio che probabilmente non ha nemmeno allattato lei... Ma è inutile negare che Narcissa ha su di sé gli occhi della maggior parte degli uomini di passaggio, e infatti quando si faceva vedere in giro con lei Lucius Malfoy sfoderava un'espressione anche più tronfia del solito: guardate io che cos'*ho*. No, ma Arthur, si ripete Molly, Arthur non è Lucius, e a lui non importerà anche se lei tentasse di circuirlo in tutti i modi... questa è solo l'insinuazione subdola fatta da chi non ha più niente da perdere. Perché Narcissa ci ha visto giusto, l'ha ammesso: è in una condizione di inferiorità totale. Molly riacquista il sorriso. "Allora, visto che mi lascia scegliere insisto per il tè." *** Non è la sala da tè più lussuosa di Diagon Alley ma Narcissa sa che non può aspettarsi diversamente da Molly Weasley. A volte l'unico modo per non cadere è incassare i colpi, e allora lasciamo che questa donna abbia la sua rivalsa, che evidentemente include imporre a Narcissa un locale ben al di sotto dei suoi standard. Certo si è presa una piccola soddisfazione. L'ha vista vacillare, la granitica Molly Weasley, al pensiero che quelle ispezioni del marito a castello Malfoy possano avere dei risvolti poco positivi per il suo matrimonio. Narcissa personalmente non toccherebbe Arthur Weasley nemmeno con i guanti, né tantomeno si farebbe mai toccare da lui, non importa quanto doloroso e frustrante si faccia a volte il desiderio fisico di Lucius. Ma almeno aver instillato il dubbio in Molly è un colpo andato a segno: forse però non le fa del tutto uno sgarbo, considerando che un paio di volte Narcissa ha beccato Arthur a guardarla più del dovuto, quei giorni in cui lui e i suoi si erano piazzati lì a casa sua, a fare domande, a frugare negli angoli. La vogliono prendere per logoramento, certo - lei sola col figlio, non solo privata del marito, ma anche di tutta la più stretta e fidata cerchia di amici. Si aspettano che i suoi nervi cedano. Ah. Come se. Lei, nel tè mette qualche goccia di latte, mentre Molly ci spreme mezzo limone. Ovvio.(*) "Dunque" riprende Molly posando la tazzina "mi pare di capire che suo marito le abbia lasciato qualche faccenda in sospeso, se ora che è assente da... quanto? Due mesi? Lei è così indaffarata." Più che sorridere, Narcissa piega verso l'alto gli angoli della bocca. "E' naturale che sia così. Le proprietà dei Malfoy sono numerose e gestirle da sola è impegnativo. Anche se ancora una volta il Ministero sta dando una mano per... alleggerirmi di un po' di questo carico." Un lampo fugace negli occhi di Molly le prova che anche lei sa della sua ultima umiliazione - ha praticamente dovuto regalare allo Stato una tenuta nello Yorkshire come pagamento di un'esosissima multa; danni morali, non si è capito bene per chi, ancora per capi d'accusa archiviati nell'82 e ora riaperti. Può immaginare questo aneddoto raccontato con aperta soddisfazione nel salotto miserando di casa Weasley, in famiglia e con gli amici più cari, davanti a un buon whisky, dopocena. Ma a Molly non basterà, è chiaro. La donna si protende appena verso di lei, e dice piano: "Non è solo questo, lo sappiamo entrambe. Suppongo che possa gestire il patrimonio senza muovere un dito, come ha sempre fatto." "E con ciò?" "Sia onesta con se stessa: se non avesse un figlio minorenne, crede che non starebbe vedendo il sole a scacchi anche lei a quest'ora? Si tenga stretto il ragazzo, è l'unico motivo per cui ancora usano il guanto di velluto, con lei." C'è una maschera superficiale di impassibilità sul volto di Narcissa, ma sotto pulsa un odio inarrestabile. "Privare mio figlio di suo padre, chiamare me a testimoniare contro l'uomo che ho sposato e che risposerei anche domani, trattarmi con la finta condiscendenza che si ha per gli avversari disarmati, io questo non lo chiamo 'guanto di velluto'. Umiliare... spogliare di ogni dignità... E' solo un altro modo per punirmi e attraverso di me colpire nuovamente Lucius, come se non avesse già avuto abbastanza." "Lei dimentica un dettaglio" continua Molly con una calma che forse è il risvolto peggiore di tutta la faccenda "umiliare, deridere, prevaricare, è quello che voi avete fatto fino a ieri, nonostante la vostra coscienza più che sporca. Talmente sporca che non vi è mai costato niente giocare con le vite degli altri. Mio marito ha rischiato di morire. Sirius Black è morto veramente. Eravate anche parenti. Possibile che non provi neanche un po' di rimorso per quello che ha fatto?" La fermezza di Molly si è un po' incrinata quando è giunta a parlare di Arthur e Sirius, ma la voce di Narcissa esce ancora più strozzata, di gola. "Se permette, ciò che pensavo di mio cugino lo tengo per me e non la riguarda. Il fatto è, *Molly*, che abbiamo a cuore cose diverse. Lo ha detto lei, vi state comportando come ci comportavamo noi, e allora lo *ammetta*, perdio, che è solo un problema di chi tiene il coltello dalla parte del manico, non di superiorità morale. Quella, mi faccia la cortesia di lasciarla fuori dal discorso." Una crepa sottile è apparsa sulla zuccheriera di ceramica. Gli occhi di Molly si posano prima lì e poi di nuovo sul volto di Narcissa. "E invece è proprio questo il punto. Che razza di etica c'è nelle azioni dei... di quelli come suo marito e i suoi pari?" Narcissa fa una risata sarcastica, amara. "Ma allora sono davvero stanca e mi spiego male. La mia etica è diversa dalla sua, così come quella della cameriera lì al banco è diversa da quella della sua collega. Non può parlare in termini assoluti! Magari a voi fa comodo pensare che facciamo quello che facciamo perché siamo... oh, Dio... intrinsecamente cattivi? Per carità, spero bene che lei si renda conto di quanto tutto ciò sia puerile." "Anche la sua mi sembra una spiegazione un po' di comodo" dice Molly, finalmente un po' alterata "è troppo facile dire che tutto è relativo. Esistono dei valori che si sono radicati, o gli esseri umani si sarebbero già autodistrutti da tempo." "Sì, forse ha ragione" dice piano Narcissa, una specie di sorriso sulle labbra carnose e pallide "forse esistono valori assoluti. Ma forse si inganna su quali. Quando sua figlia è stata posseduta dal Signore Oscuro... quando suo marito ha rischiato di morire... a quale comandamento era pronta ad obbedire? 'Non uccidere' oppure 'Proteggi ciò che ami'?" Molly stringe le labbra. C'è una strana luce negli occhi di Narcissa, ora troppo grandi, forse anche troppo umidi. La voce della signora Weasley esce bassa e dura: "E' ovvio e naturale che si voglia proteggere chi si ama, ma forse dimentica che in quella faccenda di tre anni fa, quando suo marito fece in modo che Ginny liberasse il Basilisco mise a repentaglio non solo al sua vita, ma quella di tutti, incluso suo figlio? O in casa avete una strana nozione di 'proteggere' o mi duole dirle che Lucius non ama granché il suo bambino." Le unghie curatissime e lunghe di Narcissa affondano nel tovagliolo, *ma come si permette questa vacca*, pensa rabbiosa, * come si permette lei, lei, di venire a fare i conti in tasca a me, di sapere come mi sono comportata, cosa ho passato?* Un ghigno le curva la bocca: "Forse può tranquillizzarla sapere che quando dico 'proteggi ciò che ami' intendo proteggi ciò che ami sempre? O forse le piace solo continuare a pensare di essere una madre tanto migliore di me? Come mi rapporto io con Lucius e con le sue decisioni è una cosa privata, o forse dall'alto della sua *superiorità morale* pretende di sapere anche come vanno le cose dietro le porte di casa mia?" Si gode l'espressione di Molly, ora sì apertamente ostile. Solleva le sopracciglia. "Su, lasci perdere le ipocrisie, e lo ammetta. Ammetta che ciò che le dà fastidio è che siamo sullo stesso piano... che anche lei, come me, sarebbe disposta a tutto pur di salvare ciò che per lei è prezioso. Qualunque cosa sia." "No" scandisce Molly "No. Non siamo sullo stesso piano. Non siamo uguali. Perché le cose che per noi sono preziose... sono diverse." "Sì?" chiede Narcissa, ironica "non la facevo così materialista, Molly. E penso che questo tè...abbia raggiunto il suo scopo. Se vuole anche gli ultimi pezzetti della mia dignità ci vediamo martedì prossimo... mi pare di dover partecipare a un'udienza alle tre del pomeriggio." Si alza in piedi. "Per il resto, le auguro ogni bene." E senza aggiungere altro, se ne va. *** Molly osserva Narcissa uscire dal locale. E' un po' frastornata. Moriva dalla voglia di levarsi qualche sassolino dalla scarpa con lei e in fondo è ciò che ha fatto, ma... è strano come si senta indebolita dopo tutto questo. Si aspettava un senso di liberazione che non è arrivato e, inatteso, affiora invece il pensiero di Percy. Che cosa ha sbagliato con lui? Perché dopo averlo educato secondo certi valori, esattamente come gli altri figli, ora sembra un totale estraneo? Può capire le naturali differenze di carattere, ma nel caso di Percy la distanza si è fatta inspiegabilmente vasta, forse incolmabile. George si è fatto sfuggire una volta che a conoscerlo adesso si direbbe quasi cresciuto in casa Malfoy, e si è beccato uno dei rari schiaffi di Arthur. Eppure.... non ce la fa a metterci una pietra sopra e a considerarlo effettivamente un estraneo, ci sta ancora male, lo rivorrebbe con sé e sa che, nonostante tutto, anche per Arthur è così, che sarebbero entrambi pronti a perdonare. Forse è questo che intendeva Narcissa, riflette mentre esce alla luce del sole pomeridiano che solo ora ha iniziato a smorzarsi, che si ama indipendentemente dal merito, in maniera irrazionale. Ma è anche vero che questa è una realtà piena di ostacoli e dubbi. Si avvia, a piedi, verso il Ministero. Arthur dovrebbe aver finito, e se ha intenzione di fare degli straordinari, beh, lo dissuaderà. Lui ha bisogno di una pausa, e lei lo vuole accanto, per stasera almeno, anzi, inviterà anche i gemelli, così sarà sicura che ceneranno decentemente, oggi. Sì, farà così. Affonderà le mani nelle sue fortune. *** Il fresco e la penombra di castello Malfoy contrastano con l'afa che è arrivata fino a lì nel Wiltshire. Narcissa chiude gli occhi e prende fiato, c'è un nodo di rabbia che è fermo in fondo alla sua gola e non accenna ad andarsene. Perché? Perché proprio Molly Weasley? Non bastava suo marito e la malcelata soddisfazione con cui tenta di mettere nei guai Lucius più di quanto già non sia? No, mancava sua moglie, lì a sbatterle in faccia come un trofeo quei suoi fianchi allargati da gravidanze a catena e quelle tonnellate di buon senso comune, oh, lei sì che è una donna da sposare. Una come Molly Weasley, allora, non può nemmeno concepire come possa sentirsi una come Narcissa Malfoy, a vedere quanto ha di più caro che le scivola tra le dita. Lucius non glielo fanno vedere e Draco si è chiuso in un guscio di rancore e silenzio che lei non riesce a penetrare. Anche adesso probabilmente sarà chiuso in camera sua, ad alimentare l'odio, a non parlare. C'è silenzio persino da Voldemort. Narcissa non si concede grandi speranze su quel fronte: anche se lo teme ancora abbastanza da non voltargli le spalle, è convinta che non tornerà più quello di prima; vacilla troppo, si fa mettere in difficoltà da dei ragazzini, è debole, vorrebbe trovare il coraggio di dire che è quasi inutile. E Narcissa fatica a liberarsi dall'idea di avere delle colpe, naturalmente non le colpe a cui alludeva Molly Weasley, si pente sempre di più di aver aperto la porta a Kreacher, quel giorno prima di Natale, e di aver passato a Voldemort le informazioni su Harry Potter che l'hanno portato a progettare l'incursione al Dipartimento dei Misteri. Troppo zelo, ecco cosa. Se invece che al senso di obbligo nei confronti dell'Oscuro Signore avesse obbedito al suo primo istinto, avrebbe lasciato Kreacher fuori della porta: dopotutto era l'elfo preferito di Bellatrix, non poteva portare niente di buono, e a quest'ora lei avrebbe ancora un marito e un figlio, e magari Voldemort avrebbe pensato a una soluzione migliore, oppure no, ma col senno di poi, che differenza fa? E invece è qui da sola col suo senso di impotenza, a dover camminare su una linea sottile per salvare il salvabile. Prende la bacchetta magica e chiama: "Kreacher!" Il vecchio elfo appare nel salotto nel giro di secondi. Ora che non c'è più nessun Black a Grimmauld Place, si è autoinstallato dai Malfoy. "Kreacher aspetta solo che la signora ordini" dice con un inchino esagerato. Narcissa sorride e si siede sulla poltrona di Lucius, la bacchetta alzata. "Mia sorella Bellatrix faceva sempre una specie di giochino con te, vero, Kreacher?" A sentire il nome di Bellatrix gli occhi di Kreacher si illuminano, il che provoca in Narcissa un moto di disgusto. "La signora Bellatrix ha sempre avuto una grande considerazione per Kreacher. Kreacher non merita tanta attenzione." "Vediamo se mi ricordo bene. Non faceva così la signora Bellatrix? *Crucio.*" Non si muore di *Cruciatus*, ma Narcissa non smette finché Kreacher non perde i sensi. Poi chiama un altro elfo, Dipsy, a raccoglierlo. "E quando si sveglia, digli di tenersi le serate libere. Ho intenzione di farla diventare un'abitudine." Ormai è il crepuscolo. Le pare di sentire movimento al piano di sopra: forse è Draco che esce dalla camera. Spera intensamente che scenda, che vada da lei. Aspetta col fiato sospeso, ma non succede. Sospira. Non ha voglia di alzarsi, né di mangiare né di nient'altro. Affonda ancora di più nella poltrona, le pare di sentire l'odore di Lucius mischiato a quello del cuoio, si sforza di evocare l'immagine - no, la sensazione di lui - a partire da queste tracce sempre più labili, finché l'oscurità cala e lei sprofonda in un sonno scomodo e sudato. Si sveglierà a notte fonda, e per la prima volta dalla cattura di Lucius cederà al pianto, prima in silenzio, poi più forte, convulsamente; piangerà fino al mattino. _______________________________________ (*)gli inglesi aristocratici o comunque più tradizionalisti mettono solo il latte nel tè; metterci il limone è un atteggiamento poco da puristi (oserei dire come farsi una pastasciutta come secondo piatto). E' stata Kagome a farmelo notare, per cui ringraziate lei di questa finezza.