Draghi (1984) *** Inverno 1984 Cornelius Caramell rientra nel suo ufficio ben riscaldato, sbuffando e levandosi la giacca, che butta su una sedia. Dietro di lui c'è J.D. Ripley, il direttore dell'Ufficio Regolazione e Controllo delle Creature Magiche. Caramell si lascia cadere quasi a peso morto sulla sua sedia girevole. "Contrabbando di draghi... ci mancava solo questa. Almeno il colpevole ha confessato, è stato un processo breve... Ma non la trova un'idea delirante, eh, Ripley? Mettere su una sorta di allevamento clandestino in una valle, per di più abitata da babbani?" "E' assurdo, senza dubbio" conferma Ripley, un tipo giovane e dagli zigomi affilati "ma lei sa che adesso il nostro problema è un altro." "Oh, per la barba di Merlino" borbotta Caramell massaggiandosi le tempie. Finalmente hanno preso il tizio che aveva provato ad allevare Ungari Spinati nelle Highlands, e che aveva perso il controllo del suo "gregge" intorno a primavera. La maggior parte dei draghi sono stati catturati o abbattuti durante l'estate, ma il colpevole ha confermato ciò che gli uomini del Ministero temevano: c'è n'è ancora uno in giro, una femmina in cova, gigantesca e arrabbiata. Ha già mandato all'ospedale svariati specialisti, e ormai sono pochi quelli ancora disposti a rischiare l'impresa. Avere a che fare coi draghi è sempre pericoloso, ma in questo caso sembra esserlo il triplo. Ripley passeggia per l'ufficio, e si avvicina alla finestra alle spalle di Caramell. "Nessuno vuole prendersi una responsabilità del genere" dice, guardando fuori "quel drago sembra resistere anche agli schiantesimi. Vacilla appena, quando viene colpito... ha staccato un pezzo di parete dalla montagna sbattendoci con la coda." "Lo so" geme Caramell "abbiamo lì agenti in pianta stabile a fare incantesimi di memoria ai babbani della valle. Comincia a diventare dispendioso, oltre a darci un cattivo ritorno d'immagine." Ripley, per qualche attimo, guarda Caramell in silenzio. Poi dice: "Avrei un'idea in proposito." "Dica, dica, a questo punto vale la pena di - " "Walden Macnair." Caramell fa un mezzo giro su se stesso, sussultando sulla sedia. "Macnair? Ma questo stesso tribunale gli ha dato l'ergastolo tre anni fa!" "Lo so; c'ero anch'io al processo. Ma ricorda che fu Macnair a portare i giganti dalla parte di Lei-sa-chi? E non lo fece con la magia. Sapeva che non l'avrebbero mai accettato... Così sfidò il loro capo e lo decapitò con una delle loro stesse armi, guadagnandosi così il loro rispetto. Macnair, se non ricordo male, ha sempre preferito meotdi più... diretti alla 'pulizia' degli incantesimi." Caramell aggrotta la fronte. "Cosa sta suggerendo? Di mandare Macnair a decapitare il drago? Francamente, penso che uno Spinato sia un avversario peggiore di un gigante. Inoltre, cosa dirà la gente se cerchiamo l'aiuto di un ex Mangiamorte?" "Sarebbe peggio se questa faccenda dei draghi ci sfuggisse definitivamente di mano. La guerra è un evento passato che tutti stanno tentando di dimenticare. Dimostrare di non essere capaci di gestire qualche animale selvatico, a mio parere, nuoce alla nostra immagine molto di più. Certo, condurremmo questa operazione in modo discreto, così da evitare clamore in caso fallisse, ma anche per azzerare il rischio di polemiche sull'uso di un ergastolano." "E, in concreto, come dovrebbe svolgersi la cosa? Lo buttiamo nelle fauci del drago e stiamo a vedere?" "Più o meno" sogghigna Ripley "ma gli affiancheremo degli specialisti; a lui l'onore e l'onere del colpo finale. Forse lei, con tutto il rispetto, non ricorda bene il processo a Macnair. E' uno stramaledetto sadico che non conosce la paura, uno che persino la sua famiglia si è rifiutata di difendere. Per quanto ne so, gli piacciono cose di cui la gente normale avrebbe disgusto. Non lo si può definire 'pazzo', ma... c'è qualcosa che non va nel suo cervello. Dalla sua prospettiva, un drago lungo venti metri potrebbe essere un avversario accessibile. E così potrebbe anche farcela." Caramell fissa nel vuoto, giungendo le mani, sovrappensiero. Corruga la fronte, e alza gli occhi su Ripley. "Resta un'incognita" dice "se Azkaban abbia avuto un effetto su di lui." *** Harold Cole, uno dei pochi carcerieri umani rimasti ad Azkaban dopo l'avvento dei Dissennatori venuto con la guerra, percorre velocemente il corridoio del braccio est della prigione. Altri due secondini lo seguono; uno porta delle manette, l'altro ha già pronta la bacchetta magica, nel caso tutto il resto non fosse sufficiente. Cole si ferma davanti alla cella 31-E, e sceglie da un grosso mazzo la chiave per aprirla. Tenta di essere rapido ed efficiente nelle sue azioni per non fermarsi a pensare che non solo è nell'ala di massima sicurezza, ma anche che sta per entrare nella cella di un criminale quasi più pericoloso quando è senza bacchetta. La serratura scatta rapidamente. La stanza dentro è quasi del tutto buia, perché la luce del sole è troppo debole per filtrare attraverso le nuvole e infilarsi dentro alla minuscola finestra della cella, che ha le sbarre anche se nessuno potrebbe uscirne. Tantomeno Walden Macnair. Sta guardando fuori, dando le spalle alla porta, ma nel momento in cui entrano i secondi gira la testa verso di loro. Ha la barba lunga, e i capelli gli pendono attorno al viso in ciocche sporche. Tre anni di carcere duro lo hanno fatto dimagrire - le cuciture allargate della divisa indicano che quando era nuova gli stava molto più stretta - eppure l'imponenza del suo corpo rimane formidabile. Anche l'espressione, crudele e lucida, è rimasta la stessa di quando aveva varcato la soglia della prigione la prima volta. Di solito tre anni bastano ed avanzano per distruggere un uomo ad Azkaban, ma lui sembra non averne sofferto più di tanto. Una simile resistenza la stanno mostrando solo Sirius Black e, a suo modo, Bellatrix Lestrange: insomma, i peggiori elementi sono quelli con la pelle più dura. "Detenuto 4A357" declama Cole mentre gli altri due si fanno avanti per ammanettare Macnair "sei desiderato nell'ufficio del direttore. Qualsiasi atto di insubordinazione si tradurrà automaticamente in un inasprimento della pena." Macnair fa un sorrisetto ironico. Ma non dice niente, né oppone resistenza alle manette corte e strette. Segue le guardie con la docilità tipica dei lupi che si fingono agnelli. *** L'ufficio del direttore di Azkaban, Horatio Mitchell, è una stanza quasi totalmente rivestita in legno, dal soffitto alto, e con un gran camino che non si spegne mai. A stridere con quel luogo caldo e confortevole c'è la vetrata dietro alla scrivania di Mitchell, a strapiombo sul mare sempre in tempesta. Oggi Mitchell ha lasciato a Caramell il posto centrale, e lui e Ripley si sono seduti ai suoi lati. Macnair siede, incatenato, dall'altra parte della scrivania; due guardie poco distanti sono pronte ad intervenire. Mitchell allunga attraverso la scrivania un vassoio di biscotti e tè fumante. Sa per esperienza che, rispetto al resto del carcere, questo ufficio e le sue piccole comodità sembrano come il paradiso per i detenuti. Ciò li rende molto più malleabili e ben disposti. "Un po' di tè, Walden? Un biscotto?" chiede, affabile. Macnair lo fissa, quieto, sempre con un vago sorriso. Ma non dice nulla. Caramell si schiarisce la gola. "Va bene Walden, abbiamo capito l'antifona. Immagino si starà chiedendo perché l'abbiamo chiamata qui, per cui verrò subito al punto. Noi... il Ministero... vorremmo chiedere il suo aiuto." Macnair non si scompone, allora prende la parola Ripley. "Signor Macnair, seppure nell'ambito di un'attività criminale, abbiamo notato che lei ha un talento non comune nel... trattare... con esseri pericolosi. Sappiamo tutti cosa fece del gigante Gurthur, anni fa. Ma, mi domando... saprebbe farlo anche con qualcosa di più pericoloso? Un drago, per esempio?" Macnair stringe gli occhi, unico segno di tensione in un corpo per il resto mollemente appoggiato sullo schienale della sedia, le mani immobili in grembo. "Naturalmente" soggiunge Ripley "dovrebbe uscire di qui per farlo. Per affrontare il drago." Macnair inspira ed espira profondamente, e finalmente parla: "Mi lasci capire. L'opzione è stare a marcire qua dentro o andarmi a buttare in bocca a qualche drago? E perché dovrei?" "Perché la comunità lo richiede" interviene Caramell "c'è un pericoloso esemplare di drago libero in Scozia, e prima che faccia danni eccessivi è necessario catturarlo - " "- o abbatterlo" dice Ripley. Macnair lo guarda sprezzante. Quasi incredulo per la debolezza degli argomenti che stanno usando. "Non me ne fotte un emerito cazzo della 'comunità'. Che ci guadagno in questa storia?" "Si parlava di una riduzione della pena" dice Mitchell "dall'ergastolo a trentacinque anni." Macnair ride forte. "Ho trentaquattro anni" dice, e appare sinceramente divertito "quando uscirò, sarò fresco come una rosa, vero?" "Credi di poter dettare delle condizioni?" chiede Mitchell. Trattare con i criminali è il suo pane quotidiano. Ma è a Caramell che Macnair si rivolge quando dice: "Perché, voi sì? La situazione non deve essere tanto piacevole se arrivate a tirare fuori me da quel buco puzzolente. Non sapete più a che santo votarvi, vero?" "No, la verità è che nessuno piangerà se ci lasci le penne" sbotta Mitchell, ma Caramell gli mette una mano sul braccio. "Un attimo. In linea puramente ipotetica... quali sarebbero le sue condizioni, Walden?" "Una riduzione della pena immediata" dice Macnair appoggiandosi nuovamente allo schienale "appena fatto il lavoro, me ne esco, subito. Ha detto bene il nostro pregiatissimo Mitchell - può darsi che stapperanno lo spumante se muoio. Ma succede anche che la legge non preveda la pena di morte per i maghi. Se muoio servendo lo stato... praticamente obbligato a servirlo... è una sorta di omicidio colposo da parte vostra, no?" "Questo non è del tutto corretto, Walden" precisa Caramell "lei può sempre rifiutare la nostra proposta." "Bene, la rifiuto." La stanza piomba nel silenzio più assoluto, fatta eccezione per il crepitare del fuoco. I vetri spessi lasciano fuori lo scroscio delle onde. "Oppure potremmo obbligarla" insinua Ripley " incatenarla e buttarla lì in mezzo al casino. O lei o il drago." Macnair sostiene il suo sguardo senza problemi. "Ma non lo farete, vero? Lo stato di guerra è stato revocato da un pezzo. Precisamente da quando Crouch junior è morto..." "Lei è davanti al Ministro della Magia e ad altri due funzionari statali di alto livello" dice Ripley senza perdere la calma "siamo noi che facciamo le leggi, non lo dimentichi." "E' simpatica questa tecnica del bastone e della carota" dice Macnair "ma non riesco a non pensare che voi abbiate più bisogno di me che io di voi. Senza contare il fatto che quello che è successo con quel drago può ripetersi. E ripetersi. Come la vedete? Mi fate andare dentro e fuori di prigione scalandomi un anno ogni volta, come in una raccolta punti?" "Facciamo così " dice Ripley sotto lo sguardo atterrito di Mitchell "lei accetti il lavoro, e noi riesamineremo attentamente il suo caso. Libertà vigilata le dice niente?" *** Di nuovo soli dopo che Macnair è stato temporaneamente ricondotto in cella, Ripley, Caramell e Mitchell si alzano in piedi. "Libertà vigilata? Che storia è questa?" si infuria Mitchell. "Ha idea dei motivi per cui quell'uomo è incarcerato?" Afferra una cartelletta e legge: "Apologia e pratica delle Arti Oscure, omicidio, percosse, violenza carnale, aggressione, tortura... e lei lo rimetterebbe in circolazione?" Ripley fa spallucce. "Ma quello che lei ha detto prima è vero: potrebbe anche morire durante la missione. Francamente, mi auguro che prima la porti a termine. E se anche sopravvivesse... persino la sua famiglia l'ha ripudiato, ormai. Ci sarà facile tenerlo d'occhio. Se sgarra, lo risbattiamo dentro e buttiamo via la chiave." "Ministro..." "Quella del signor Ripley è la linea ufficiale del Ministero" dice Caramell. Ha apprezzato l'atteggiamento del collega: Ripley è bravo. Forse anche troppo. *** "Allora: quella laggiù è ovviamente la valle. Nel villaggio ci sono alcuni nostri uomini pronti ad occuparsi dei babbani. Noi dobbiamo solo pensare alle montagne qua attorno. Sappiamo che il soggetto è una femmina in cova, quindi probabilmente sarà in qualche luogo protetto dove ha nascosto le uova. Dobbiamo stanarla e catturarla." "Catturarla? Io ho avuto istruzioni differenti" dice Macnair indicando l'ascia che porta appesa alla schiena. La lama è di un metallo così resistente ed affilato da poter tagliare la durissima pelle di drago. Theodor DeBoer, l'esperto olandese che il Ministero è riuscito ad avere per coordinare la caccia al drago, guarda Macnair e dice, duramente: "Non è così che sono solito lavorare." "Hah. Io sì, invece" dice Macnair. Quell'ascia è la sua unica arma: per motivi di sicurezza, non gli è stato concesso di tenere una bacchetta. Inutile dire che DeBoer e gli altri cacciatori di draghi stanno sempre distanti da lui di qualche passo. "Lei è la nostra arma di riserva, Macnair" taglia corto DeBoer "e ora, signori, se volete seguirmi." I maghi si alzano in volo sulle loro scope, sorvolando le cime delle montagne; anche se ormai è dicembre inoltrato, non c'è quasi neve, la pioggia l'ha sciolta. Macnair, che è stato fatto uscire da Azkaban durante la notte e ha ancora barba e capelli lunghi, aguzza la vista. Nessun movimento tra gli alberi cresciuti sul fianco delle montagne, né sulle rocce. Anche se è pieno giorno, l'aria è tremendamente fredda e umida: ma Azkaban l'ha abituato a ben di peggio. Il drago sembra essersi volatilizzato. Non c'è traccia di lui quando completano il giro delle montagne che circondano la valle. DeBoer riunisce il gruppo: "Probabilmente si è spostata in cerca di cibo o di un nido migliore. Propongo di provare la valle più a sud - " Ma non fa in tempo a completare la frase che, da dietro le montagne a nord della valle, sbuca a tutta velocità un'enorme sagoma nera, proiettata verso il cielo con un ruggito assordante. *** "Presto! In formazione!" urla DeBoer, e gli altri due maghi si dispongono a triangolo con lui, sfrecciando verso l'alto a loro volta. Macnair fa ciò che gli è stato detto di fare - cioè seguirli. Ha abbastanza buonsenso da sapere che sono più esperti di lui in quanto a draghi sputafuoco. Compatti, girano intorno al drago. E' una vita che non lo fa, ma a Macnair sciò ricorda gli schemi della squadra di quidditch a scuola. Trova anche il tempo di sorridere tra sé e sé al pensiero. "Facciamola sfiatare!" urla ancora DeBoer - la terra sotto di loro è lontanissima - e lui e i suoi aiutanti lanciano tre Schiantesimi contemporaneamente, per poi sfrecciare alle spalle dell'animale. Il drago per un attimo vacilla come se avesse preso una sberla, ma non perde quota e ruggisce, emettendo un getto di fuoco lungo più di trenta metri. L'enorme bestia inverte bruscamente direzione, e lo spostamento d'aria provocato dalle sue ali rischia di disarcionare i cacciatori. Macnair bestemmia tra i denti, ma è costretto ad interrompersi perché arriva un'altra fiammata, stavolta diretta molto meglio, che lo manca per poco. Dall'alto, DeBoer e i suoi lanciano ancora Schiantesimi: stavolta l'effetto sembra essere leggermente maggiore, e il drago emette un altro strillo. A Macnair pare di vedere un fiotto di liquido trasparente colare dalle sue fauci, probabilmente quell'umore che, gli hanno spiegato in poche parole, si infiamma a contatto con un altro fluido prodotto da una ghiandola dei draghi. Il drago si rilancia a capofitto sul gruppo di umani, chiaramente intenzionato ad usare corna e coda finché il suo arsenale è scarico. DeBoer urla di dividersi; e i maghi sfrecciano intorno al sauro gigantesco come grosse vespe. Anche Macnair lo fa, ma ovviamente non è altrettanto coordinato. Spesso porta una mano dietro la schiena, a controllare se l'ascia è ancora a posto: lui non può certo usare Schiantesimi come gli altri. Quella scure è la sua unica salvezza, anche se servirà a poco se il drago gli arrostisce le chiappe. Sembra improbabile, però, almeno per il momento. Il drago ha un altro rigurgito di siero che non è riuscito ad incendiare, che finisce spruzzato addosso a Macnair: è giallastro e odora insieme di alcol e di marcio, di viscere. "Adesso sì che è incazzata" dice uno dei due assistenti svariati metri più su. "Fanculo!" ringhia Macnair, rivolto non si sa se all'altro mago, al drago o a se stesso. Non gli piace la piega che sta prendendo la situazione. L'hanno mandato lì per ammazzare il drago, ma al contempo deve prendere ordini da quell'olandese. Non sarebbe un gran problema, non fosse per il dettaglio che dalla riuscita della missione dipende la sua libertà. Non è riuscito ad ottenere una promessa definitiva da Caramell e dal suo galoppino: ma sa che questa è l'unica chance che si può giocare per uscire da Azkaban. Soprattutto adesso che sta avendo un assaggio, per quanto pericoloso e frenetico, della vita fuori, vuole fare di tutto per non tornare in prigione. Anche se qui è nella situazione, per lui più che mai sgradevole, di essere l'ultimo nella scala gerarchica, e il peggio armato sulla lunga distanza. Ha solo una lama formidabile, ed è venuto il momento di usarla. Il drago, sempre strillando e sbavando, si getta in una planata velocissima lungo il fianco della montagna. "Ottimo!" si sente dire DeBoer " Sta perdendo tutto il siero combustibile!" Macnair spinge al massimo la sua scopa, tentando di portarsi dietro la testa dell'animale - l'unico posto dove non può essere colpito in nessun modo. Su quello, sente dire: "Ce l'abbiamo!" e poi un coro di tre: "STUPEFICIUM!" Il drago sbanda e tocca la parete della montagna, rimbalzando ad alta velocità sulla roccia. Emette un urlo di dolore assordante ed inaspettatamente dalla sua bocca esce un getto di fuoco abnorme, incontrollato. Macnair non fa in tempo a vedere gli altri bruciare vivi che il fischio di qualcosa di grande che taglia l'aria sibila troppo vicino a lui. E' la coda puntuta del drago, le cui spine dilaniano il lato destro del corpo di Macnair che, se non fa in tempo a schivare il colpo del tutto, almeno riesce ad alzare le braccia, riparando gli occhi. Però, non riesce a rimanere in sella; e mentre il drago rotola giù con un tonfo, momentaneamente stordito, Macnair finisce sbalzato addosso alla montagna, e perde i sensi. Comincia a piovere. *** Quando si sveglia, non sa dire quanto tempo sia passato. Sa solo che il suo corpo gli sembra un ammasso dolorante e disordinato di carne e ossa martoriate. Apre gli occhi. E' finito in un crepaccio poco profondo, e se guarda verso l'alto, vede la parete della montagna che si staglia contro il cielo grigio scuro, da cui scende una pioggia gelida e sottile. Si porta una mano al viso, e una scossa di dolore lo fa sussultare. Ha toccato una delle ferite profonde che il drago gli ha inferto. Anche i capelli sono fradici di sangue già in parte coagulato, a cui si va a sovrapporre quello fresco che continua a colare, per sua fortuna lentamente, dagli sfregi. Nella stessa situazione della faccia versano il braccio, il fianco e la coscia destri, dove la stoffa dei vestiti ha cominciato ad incollarsi col sangue secco. Macnair alza nuovamente gli occhi: la parete non è proprio verticale, e deve essere rotolato giù più che caduto di peso. Ciò non toglie che ogni respiro gli costi una fitta di dolore che viene dalle costole incrinate: ma sa anche che poteva andargli molto peggio. Gli pare di sentire un dolore, o meglio un fastidio, alla schiena; poi si ricorda dell'ascia. Con cautela, scioglie il laccio del fodero che gli serviva per trasportarla, e si sforza di mettersi seduto. Prende l'arma, e la soppesa. E' pesante, ed affilata. Come me, sogghigna Macnair. E il dolore e le ferite sono già dimenticati, mentre striscia fuori della buca. Per questo Voldemort l'aveva voluto accanto a sé tra i primi accoliti: perché non si sarebbe fermato davanti a niente, nemmeno alla propria stessa sconfitta. *** Quando finalmente si porta ad un buon punto d'osservazione, non c'è traccia del drago, e la luce comincia a diminuire. Tutto il corpo di Macnair è pervaso di dolore e bruciore, ma questo invece di sfiancarlo lo elettrizza. Senza volerlo, ricorda quello che, a scuola, Andromeda Black gli aveva raccontato dei berserker scandinavi, i guerrieri talmente inebriati dal furore della battaglia da dimenticare i propri limiti fisici. "E' come una droga" aveva detto Andromeda "una magia primordiale." Oh sì, pensa Macnair. Lui lo sa bene. Pensa anche che, dopo che questo casino sarà finito, andrà a trovare Andromeda. Un piccolo revival dopo tutti questi anni senza vedersi. Si mette a camminare lungo il fianco della montagna. E' quasi sicuro che il drago sentirà l'odore del suo sangue; ma dopo un po' che va avanti, comincia a pensare che sia già sazio. Poi si ricorda che il drago è una lei. Forse c'è un altro sistema per stanarla, e un po' barcollante per tutto il sangue perso, si mette alla ricerca. E' fortunato. In una fessura simile a quella in cui era finito lui, ci sono otto grosse uova grigie e dall'aria rocciosa. "Ti sei data da fare, razza di troia" commenta Macnair sogghignando. Si protende nella fessura e tira fuori le uova, senza curarsi di farle cadere fuori, eppure il guscio si scalfisce appena. Poco male, pensa lui. Slaccia nuovamente l'ascia dalle sue spalle, e leva la protezione alla lama. Alza la scure sopra la testa e la fa calare, di piatto, su una delle uova. Il guscio si frantuma e ne esce una sorta di albume giallino e, quasi del tutto sviluppato, un feto di drago. Si vedono già le spine sulla coda. "Fine corsa, marmocchi" ride Macnair, e comincia a spaccare anche le altre uova. Alla quinta, uno dei draghetti dà qualche segno di vita, allora lo taglia in due. Questa semplice, elementare opera di distruzione gli fa provare un piacere che non sentiva da tempo, quasi una sorta di gioia bambinesca. Più vede gli altri distrutti e schiacciati dalle sue mani, più lui si sente vivo. Potrebbe vivere facendone a meno, forse, ma è un richiamo troppo forte. Lui appoggiava la causa di Voldemort: pensava che i babbani fossero fondamentalmente inferiori, al massimo con donne buone da scopare, ma in realtà non gliene fregava un granché dei predicozzi dello zio Voldie, quelli che facevano brillare d'estasi mistica gli occhi di esaltati come Barty Crouch Jr e Bellatrix Lestrange. I Mangiamorte erano per lui l'occasione di prendersi certe soddisfazioni su più larga scala, e magari venire anche lodato per questo. Avrebbe succhiato quanto gli fosse stato utile da quella situazione, il più possibile, e ugualmente farà adesso. Si inerpica alla base della parete, e si infila in una fessura nascosta da un diedro; e aspetta. Vede le uova spiaccicate circa cinque o sei metri sotto di lui. Spera solo che l'odore rancido di liquido amniotico e viscere di drago copra quello del suo sangue, che continua a gocciolare in giro. Di sicuro, a lui il puzzo delle uova arriva fin lassù. Comincia ad avere freddo, e sa che non è solo per la pioggia. Si chiede se gli stronzi giù in paese si siano almeno resi conto che gli altri sono morti bruciati, e lui no. "Su" mormora " fai la brava mammina, cazzo." Poi, sente il rumore del battito d'ali sopra la sua testa. Il drago doveva essere al di là di questa stessa montagna, non si sa quanto lontano. Lo vede scendere sul luogo dove lui ha fatto la sua piccola frittata, emettendo un altro dei suoi urli insieme stridenti e rauchi. Il lamento di una madre, forse, ma ciò non tocca minimamente Macnair, che ha un piano da attuare. Sguscia fuori della fessura, e salta giù. *** La zona è giusta, ma forse il salto è un po' corto; finisce appeso con le mani alle creste che il drago ha sul collo, le gambe penzoloni. Il drago scuote la testa, urlando di nuovo e sputando inutilmente fuoco; tenace, Macnair non molla la presa, e con uno sforzo che lo fa urlare a sua volta per il dolore, sale a cavalcioni dell'animale. Il drago non perde tempo, e con un balzo spicca il volo quasi in verticale, costringendo Macnair a reggersi forte con entrambe le mani e le gambe, mentre il drago, volando, continua a dimenare la testa tentando di disarcionarlo. Macnair vede la valle sotto di loro farsi nuovamente piccola, e la pioggia gli sferza il viso, spargendogli il sangue lì dove non era arrivato, rendendo definitivamente il suo volto una maschera grottesca, terrificante. Comincia ad essere troppo anche per lui, ma stringe i denti e chiude gli occhi. Il drago prima o poi scenderà, non potrà andare a bruciarsi nella stratosfera. Anzi, non può rischiare di finire sballottato dentro a un cumulonembo. Queste fottute bestie lo sanno per istinto dove è pericoloso e dove no. E infatti, il drago inverte direzione bruscamente e scende. Cosa vuole fare? Schiantarlo al suolo? E' talmente veloce che Macnair si sente risucchiato verso l'alto, al posto dello stomaco un buco nero; deve tenersi ancora più forte. Ma come il drago non poteva salire all'infinito, non può continuare a scendere a questa velocità, o si schianterebbe a sua volta... Macnair sa che deve solo aspettare il momento giusto, e il momento giusto arriva quando si avvicinano alle cime delle montagne. Il drago piega e allarga un po' le ali, il suo volo perde leggermente di velocità e pendenza - Macnair pensa che probabilmente vuole entrare nella valle per fare un giro su se stesso, e così disarcionarlo. E' tutto molto veloce, ma Macnair percepisce ogni dettaglio e coordina i movimenti con estrema lucidità. Stringe fortissimo le gambe, e mentre con una mano slaccia la cinghia che teneva l'ascia, con l'altra la afferra prima che cada. Poi brandisce la scure con entrambe le mani, e la abbassa più forte che può all'attaccatura del collo dell'animale, facendo penetrare tutta la lama. Il drago ruggisce, vomitando sangue e combustibile, e a malapena si salva dall'impattare a terra. Con le lacrime agli occhi per lo sforzo, il dolore, e il sangue che ci cola dentro, Macnair estrae la scure mentre il drago ricomincia a salire, e sferra un altro colpo, dall'altro lato. Il drago ha come degli spasmi, e continua a strillare, e Macnair stacca di nuovo l'ascia per poi infierire sullo stesso punto, come un boscaiolo, e al secondo colpo sente l'osso, e lo esalta l'idea di avere alla sua mercé questa bestia gigantesca e letale. Poi la testa del drago salta via, il corpo dell'animale cade, e Macnair con lui. *** Si risveglia in un'ala privata dell'ospedale di San Mungo. "Huh?" è l'unico suono che riesce ad emettere quando apre gli occhi. La gola gli fa un male cane, e anche tutto il resto, ma si può sopportare. In un angolo della sua visuale annebbiata, gli pare di vedere una ragazza vestita di bianco che scatta in piedi e corre via. Chiude di nuovo gli occhi, e quando li riapre, si trova davanti un dottore, con la ragazza poco lontano - di sicuro un'infermiera. "Straordinario!" sta dicendo il dottore "Un recupero eccellente. Pensavamo le sarebbero servite almeno trentasei ore in più. Come minimo." "Da quanto tempo sono qui?" "Un giorno e due notti. Ha perso moltissimo sangue e riportato varie fratture e contusioni, ma niente che non si possa affrontare" dice il dottore, gioviale. Macnair deglutisce, ha la gola secca. "Devo vedere Caramell. Dobbiamo... parlare..." dice. "Non si preoccupi" dice il dottore "l'abbiamo già avvertito. Aveva lasciato precise disposizioni al riguardo. Ma ora si riposi. Non c'è fretta." Il dottore e l'infermiera se ne vanno, lasciandolo solo alla luce debole di un'abat-jour. Si tocca la testa: è stata rasata del tutto, e sente chiaramente il profilo delle cicatrici sul volto, sul cranio, sul resto del corpo. Poco male. E' sopravvissuto. E qualcosa gli dice che presto sarà libero. Se non avesse metà delle costole incrinate, riderebbe al solo pensiero. ****************** Due piccole precisazioni. La descrizione che Ripley fa di Macnair è una citazione/omaggio a 100 Bullets di Brian Azzarello, e di preciso all’episodio Mr. Branch e l’albero genealogico. La spiegazione "fisiologica" (tarocchissima) di come i draghi sputano fuoco, l'ho presa dal film (tutto sommato dignitoso nel suo genere) Il regno del fuoco.