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1: Controcorrente

clicca per ingrandire"Stronzate!" ringhia Severus Piton, ancora pallido, con gli occhi spalancati e il cuore che batte all'impazzata.

"No! No, ascoltami, Severus..."

"Black voleva AMMAZZARMI, Potter! Ci arrivi, o quel tuo cervello è talmente pieno di boria che non c'è spazio per un pensiero coerente?" James Potter, esasperato, si passa una mano tra i capelli già arruffati. Gli pare di essere una specie di David pacificatore tra due Golia - Piton e Black, entrambi più alti di lui di una spanna.

"Sirius..."

"Cosa? Era chiaramente uno scherzo, e lui è solo un impiccione, se si fosse fatto i cazzi suoi invece di pedinare Remus..."

"Sirius, chiedigli scusa. Dovevi pensarci."

"Non mi scuso con qualcuno che mi accusa di qualcosa che non ho fatto!"

"SCUSATI, SIRIUS! Fallo per Remus, almeno, santo cielo!" urla James Potter rivolto all'amico. Gli occhi castani di Black dardeggiano in quelli altrettanto scuri e pieni di rancore di Piton.

"Aah, 'fanculo. Scusa, Severus. Non avevo pensato che potesse essere così pericoloso. Sul serio." Lancia un'occhiata a James:
"Va bene così?" James sospira.

"Hai visto? Si è scusato. Ora, ti prego... non dire niente a nessuno di Remus. E' un segreto tra lui e Silente, e, beh, noi. Sai che è una brava persona..."

"Chi mi dice che non era d'accordo?" dice Piton tra i denti.

"Adesso tocca a te essere ragionevole" dice duro James "Remus non si diverte certo ad essere un lupo mannaro. E' una maledizione. Preferisce ferire se stesso piuttosto che fare del male agli altri."

"Potter... Potter, ascolta bene ciò che sto per dirti. Quello che ho visto era una belva con niente di umano. Mi avrebbe sbranato. Avrebbe sbranato anche sua madre, se solo si fosse trovata lì." James abbassa gli occhi. Non può negarlo. Alla fine dice, a bassa voce:

"Questo significa che ti ho salvato la vita, quindi. Ti chiedo solo il silenzio su Remus, non voglio nient'altro in cambio - me lo concedi, questo? Mi fa schifo contrattare queste cose, ma non è affar mio se tu hai o non hai un senso dell'onore."

"Ce l'ho un senso dell'onore" sibila Piton "e non dirò niente a nessuno di Lupin, prometto. Ma non aspettatevi che sia disposto a dimenticare questa storia. Non ce la farei nemmeno se volessi." Piton sente che, nonostante tutto, è riuscito a riacquistare la calma. Forse è solo una vittoria di Pirro, ma intanto ha visto Potter e Black ridursi praticamente a supplicarlo di tacere per proteggere Lupin - com'è così smaccatamente Grifondoro un comportamento del genere.

Black continua a fissare torvo la sagoma scura di Piton che si allontana verso i sotterranei di Serpeverde.

"Pezzo di merda. Tutti così, i Serpeverde. E fortuna che non c'è più quel suo amico mafioso. Quando li vedevo passeggiare insieme ero così disgustato che mi veniva la pelle d'oca sulle chiappe."

"Dici Lucius Malfoy?"

"Certo. E' stato lui a preparare il posto di prefetto a Piton, lo sai questo, no?"

"Lo so, ma non possiamo farci niente. E poi... hai corso davvero un rischio, Sirius, devi ammetterlo. Stavamo per oltrepassare la famosa linea."

Teatrale, Sirius scruta il terreno attorno ai suoi piedi e dice, sarcastico:

"Scusa, ma io linee non ne vedo."



Sedici anni, e a Severus Piton pare di sentirsene addosso il doppio, stanotte. Che spavento. Ringrazia mentalmente chiunque abbia istituito l'usanza di Serpeverde di dare ai Prefetti una camera singola. Così può rilassarsi a leggere senza disturbare gli altri se tiene accesa la luce e, soprattutto, senza essere disturbato a sua volta.

Prima di mettersi a letto, prende il libro di Pozioni per ripassare un po' la lezione di domani - non che ne abbia bisogno, ma sa che immergersi nel territorio sicuro e familiare della sua materia preferita lo farà stare meglio e gli schiarirà le idee.

Può anche dire con certezza di essere lo studente prediletto del professor Kandinskij, l'insegnante di Pozioni. Lo è stato fin dall'inizio, a ben vedere. Le pozioni gli sono sempre riuscite senza fatica, e, secondariamente, prova una sorta di soddisfazione trasversale nel distillare da materiali grezzi qualcosa di puro ed esatto. Perché è così che, secondo lui, dovrebbe essere la vita: non quell'insieme aggrovigliato di persone emozioni ostacoli che gli appare adesso, ma una linea retta o un liquido trasparente, qualcosa senza segreti né tradimenti né dolore.

Forse era questo che l'aveva colpito di Lucius Malfoy: gli pareva che fosse in grado di capire le cose con una chiarezza superiore a quella degli altri, così come le sue azioni sembravano sempre dettate da una logica ferrea, a suo modo pulita e inattaccabile. Per questo Piton è così a disagio con se stesso; perché sa quanto le sue emozioni lo stiano ostacolando, facendogli dare al suo astio per Potter, Black e gli altri un'importanza eccessiva rispetto a pensieri più utili ed essenziali.



"Narcissa Black: Serpeverde. Sirius Black: Grifondoro."

Dalla folla di studenti del primo anno ancora in attesa di essere smistati, Severus Piton seguiva la cerimonia senza eccessiva emozione. Era altamente probabile che finisse anche lui a Serpeverde come suo padre e suo nonno e come la ragazzina di nome Narcissa Black che si stava avviando verso il tavolo della sua Casa senza guardare in faccia nessuno.

Sembrava ancora più bambina dei suoi undici anni; aveva occhi enormi e un po' fissi, capelli biondo pallido che le sfioravano le spalle e l'aspetto generale di una bambolina malnutrita. Piton fu portato a supporre che ci fosse solo omonimia con l'altro Black: sembrava impossibile che fossero parenti. Casomai lei assomigliava di più a quel ragazzo biondo di forse tredici, quattordici anni che osservava tutto con estrema attenzione, gli occhi chiarissimi e aguzzi come lame.

Ma Narcissa passò oltre: a sorpresa, fu una studentessa anziana dai lunghi capelli neri a chiamarla - da dov'era Piton non poteva sentire cosa dicesse - e Narcissa si voltò e la guardò malissimo, rispondendo probabilmente con qualcosa di poco gentile. La ragazza dai capelli neri rise, e Narcissa andò a sedersi in fondo al tavolo.

Invece di rimanere girata verso lo Smistamento come avevano fatto in molti, Narcissa mise subito i piedi sotto al tavolo, incrociò le braccia davanti a sé e vi appoggiò la testa, come per dormire. Anche Piton aveva usato la tecnica del finto pisolino decine di volte per non dover fare conversazione. Solo che aveva smesso, due o tre anni prima, considerandolo un sistema da bambini piccoli; ora preferiva ignorare apertamente gli scocciatori. Se stava studiando, gli riusciva particolarmente bene.

"Lily Evans. Grifondoro."

Oh, sono solo alla E. Piton era stanco di guardare quelle facce che si avvicendavano sotto al cappello - qualcosa gli diceva che da allora in poi le avrebbe viste fino alla nausea - e fece vagare lo sguardo sulla stanza, sul soffitto altissimo trasfigurato in un cielo stellato.

"Vai avanti?" disse una voce alle sue spalle. Piton si voltò, le sopracciglia aggrottate, per vedere un ragazzino magro quanto lui ma più basso, con gli occhiali e i capelli disordinati.

"Prego?"

"Sono alla N, devo passare, tra un po' mi chiamano la P."

"Anch'io sono alla P" disse Piton secco. L'altro ragazzo strinse gli occhi.

"Potter."

"Piton. Hai ragione, vado prima io" disse con un sorrisetto. Potter fece una smorfia.

"Spero che diano una pulita al cappello dopo che te lo metti tu, sai, mi sono lavato i capelli stamattina."

"Ma davvero" disse Piton in un soffio "pensavo avessi messo la testa in una falciatrice."

"La P" disse la professoressa McGrannitt facendo un cenno verso i ragazzi. Piton si diresse verso la sedia con rinnovata decisione e si calcò il cappello bene in testa. L'oggetto magico gli bisbigliò nell'orecchio la sua verità.

"Severus Piton: Serpeverde."

Piton si sfilò il cappello e camminò un po' curvo verso il suo tavolo, gli era parso di capire che quel tipo fastidioso fosse finito a Grifondoro, peggio per lui, Piton lo sapeva già: Grifondoro, più coraggio che cervello. Si sedette anche lui in fondo alla panca, mentre al di là del tavolo Narcissa Black continuava a far finta di dormire.



"Tu sei Severus Piton, non è vero?"

Piton alzò gli occhi dal libro, interrogativo. Lucius Malfoy, terzo anno, era in piedi di fianco a lui.

"Sì?"

"Quando è cominciata la scuola?" Piton esitò prima di rispondere. Era venuto a sapere praticamente subito dopo lo Smistamento che quel ragazzo biondo era Lucius Malfoy, e che era una specie di capo all'interno della Casa. Lo metteva un po' in ansia non sapere cosa volesse da lui.

"La scuola? Il primo settembre, due mesi fa" pausa, coraggio "perché me lo chiedi?" Lucius si sedette sulla panca vicino a lui, di traverso in modo da guardare in faccia il compagno.

"Perché in questi due mesi, mi dicono, i tuoi risultati scolastici hanno portato Serpeverde in testa alla classifica dei punteggi, o perlomeno hanno avuto un loro peso. Abbiamo più di duecento punti di distacco da Grifondoro. Non succedeva dal '63, credo. Come hai fatto?" Piton si strinse nelle spalle.

"Ho studiato."

"Piton, se devo dirti la verità piuttosto che ascoltare una lezione di Kandinskij mi farei asportare il fegato. E sono qui da tre anni. Tu, dopo due mesi, hai già in pugno la situazione. Non è normale."

"E' l'unica cosa che so fare" disse Piton, istintivamente, e poi si corresse: "è quella che so fare meglio."

"Di certo, non lo è farti degli amici" disse dolcemente Malfoy rialzandosi "però sei interessante, Severus Piton. Ti terrò d'occhio." Stranamente, non suonava come una minaccia. Severus Piton sentiva che, per qualche oscuro motivo, Lucius Malfoy l'aveva accettato - e questa non era una cosa che gli capitasse spesso.

Dall'altro capo del tavolo semivuoto, Narcissa Black fingeva di nuovo di dormire. Piton provava una specie di segreta soddisfazione nel vedere che c'era qualcuno ancora più asociale di lui. Studiare era davvero la cosa che gli riusciva meglio, ma gli piaceva anche analizzare le persone quasi quanto piaceva a Lucius Malfoy.

Aveva saputo dunque che Narcissa Black veniva da una ricca famiglia di maghi purosangue di Londra; che aveva due sorelle maggiori, una del quinto anno a Corvonero, Andromeda, e una del settimo lì a Serpeverde, Bellatrix, quella che l'aveva chiamata dopo lo Smistamento; che il Sirius Black di Grifondoro era suo cugino; e che tentava di attirare l'attenzione dei professori a lezione il meno possibile, dato che le poche volte in cui l'avevano interrogata aveva fatto scena muta o poco più. Sembrava estranea a tutto e a tutti, e Piton non riusciva a capire perché. Aveva tutti i requisiti per essere una perfetta Serpeverde, ma sembrava mancare totalmente di quello fondamentale: l'ambizione. Il contrario di lui, praticamente.

Era vero che anche Piton era purosangue, ma se pensava alla vita squallida che faceva a casa, peraltro circondato da Babbani - e dai loro arroganti, ignoranti ragazzini Babbani - sentiva di avere ben poco da spartire con gli altri della sua Casa, tutti figli, nipoti o giù di lì di qualche pezzo grosso dell'oligarchia, tutti più o meno ricchi, e tutti convinti che il loro nome contasse qualcosa. Lui, invece, sapeva bene che "Piton" non contava nulla; l'aveva capito in un qualche momento della sua infanzia di cui ora aveva già perso il ricordo, e aveva capito che, di conseguenza, non doveva aspettarsi niente da nessuno. Forse era stato proprio questo ad incuriosire Malfoy; lo angosciava un po' solo il fatto che, probabilmente, ora Malfoy si sarebbe aspettato qualcosa da lui.



"Chi sa dirmi quale ingrediente è necessario per annullare l'effetto della Pozione Restringente?" Gli occhi azzurri del professor Kandinskij passarono in rassegna tutta la classe, e finirono per posarsi su Piton.

"Severus?"

"Spine di Shrake in polvere, professore."

"Eccellente, signor Piton... eccellente. Cinque punti a Serpeverde e una nota di merito per te."

"Grazie, Professore."

"'Grazie, professore'. Lecchino" mugugnò piano James Potter, senza distogliersi dalla caricatura di Kandinskij che stava disegnando (dove la testa calva del professore era un boccino da Quidditch).

"Già, ma supponi di averla data tu, la risposta, uguale identica: ti saresti beccato un 'corretto, Potter' e nemmeno un punto per Grifondoro. E' un'ingiustizia bella e buona."

"Tanto si sa che Pozioni ha sempre avuto professori di Serpeverde. Ti conviene rassegnarti, Sirius" disse Peter Minus, seduto una fila più avanti. Black scosse la testa. Dopo quasi un anno scolastico, era già molto affezionato a Peter, ma non riusciva a mandar giù quel suo atteggiamento rinunciatario. Lily Evans si voltò verso di loro con uno sguardo implorante:

"Ragazzi, smettetela" bisbigliò "o ci toglieranno punti."

"Voi, lassù" disse il professor Kandinskij "vediamo... Minus, Potter, Black... Signorina Evans? Pensi di fare supplenza a Lupin? Dieci punti in meno a Grifondoro. A testa."

Piton si voltò a guardare, con un bagliore soddisfatto negli occhi. Non sopportava quella manica di casinisti, soprattutto Potter e Black, di cui incrociò lo sguardo irritato.

"Oh, ma guardalo" disse a denti strettissimi Sirius "Evans, te le tiri proprio dietro le sfighe, eh?"

"Altri dieci punti, signor Black" arrivò, tranquilla e puntuale, la voce di Kandinskij che era tornato alla lavagna e stava scrivendo una nuova formula. Black si coprì la faccia con le mani, emettendo un mugolio di frustrazione.

Piton tornò a seguire la lezione, in pace con se stesso. Erano piccole soddisfazioni che rendevano più gradevole la giornata - e Serpeverde, se l'ultima partita di Quidditch fosse andata bene, avrebbe vinto la Coppa delle Case. Pensava di aver capito il discorso che gli aveva fatto Malfoy mesi prima. Per forse la prima volta nella sua vita, ciò che faceva influenzava gli altri; e, cosa ancora più inedita, gli aveva fatto guadagnare il rispetto dei suoi pari. Non che avesse degli amici nel vero senso della parola - continuava con la sua politica, per così dire, autarchica - ma i suoi ottimi risultati nella maggior parte delle materie si erano dimostrati più che utili alla causa comune, mentre il suo carattere schivo lo faceva sembrare innocuo ai più, quando tutti sgomitavano per mettersi in mostra coi professori, magari ambendo già a diventare Prefetti o che altro.

"E ora consegniamo i compiti che ho corretto. Piton: dieci," disse Kandinskij passando attraverso i banchi. Aveva quest'abitudine abbastanza odiosa di dire i voti ad alta voce, su cui persino Piton aveva qualcosa da ridire - specialmente quando sentì che Potter e Black avevano preso un voto di poco inferiore al suo. Gli imbecilli studiavano.

Kandinskij verso la fine del giro era di nuovo nei paraggi, ma voltava le spalle a Piton quando disse:
"Narcissa Black: due." e non aggiunse altro. Se lei fosse stata una Grifondoro sarebbe rimasto lì a tormentarla, invece le lasciò cadere davanti il compito e tornò in cattedra: "la lezione è finita." Piton osservò Narcissa raccogliere i libri senza degnare di uno sguardo la verifica e non ce la fece a tacere:

"Ehi. Non te ne importa niente, Black? Levi punti a tutti, così. Anche il compito per la McGrannitt l'hai dato in bianco." Narcissa alzò gli occhi, che a Piton sembrarono ancora più grandi - dilatati dall'odio, si sarebbero detti.

"E allora? Non possiamo mica essere tutti dei geni come te." Piton strinse le labbra e poi sbottò:

"Guarda che io faccio fatica per star dietro a tutto, e non mi va che una bambina ricca e annoiata mandi a monte il mio lavoro solo perché ha deciso di fregarsene di tutto e di tutti."

"E perché dovrei stare attenta a non rovinare il tuo lavoro?"

"Perché il mio lavoro serve anche a te. Tutti servono a tutti, no? E' questo il senso delle Case."

Narcissa fece una risatina. Piton non ricordava di averla mai vista ridere - non che lui lo facesse spesso - e questo era un riso sarcastico, forzato.

"Sai una cosa, Piton? Non me ne importa niente di Serpeverde. Odio questo posto e la gente che ci abita. Perché dovrei fare qualcosa che non mi interessa per il bene di gente che mi interessa ancora meno?" Non era da lui, ma Piton, rosso in volto, ribattè ad alta voce:

"Certo, perché tu hai già tutto, vero? Se anche mandi tutto a farsi benedire, puoi sempre tornare a casa, a... a... spendere i tuoi soldi e... a farti comprare un futuro da mamma e papà. Scusa tanto se io non ho nessuno che mi copre le spalle."

"Se ci tieni tanto, allora aiutami coi compiti. Non ce la faccio, mi fanno schifo, mi viene da vomitare."

"Non l'ho mai fatto con nessuno, e tu hai solo poca voglia di lavorare."

"Allora arrangiati."

"Chiedi a qualcun altro che ti aiuti."

"Qualcuno chi?"

"Che ne so. Una ragazza. Le ragazze in genere sono più studiose."

"Le altre ragazze mi odiano."

"Hai due sorelle, no? Una è pure a Corvonero, non dico che siano tutti dei geni come vorrebbero far credere, ma..."

"Nemmeno con le mie sorelle vado molto d'accordo" mugugnò Narcissa.

"Oh!" disse Piton con un ghigno cattivo "Ma chissà perché. Sprizzi simpatia da tutti i pori."

"Beh, anche tu" disse Narcissa, finalmente un po' infervorata "se non fosse per questa cosa dei punti nessuno ti si filerebbe. Saresti solo uno... spilungone secchione e noioso!" Più che sogghignare, ora Piton aveva praticamente scoperto i denti.

"Se volevi qualcosa da me," scandì, "ora puoi pure SCORDARTELA."

"No, sei stato tu a chiedermi per primo di fare qualcosa per non rovinare i tuoi voti!" si impuntò Narcissa. Piton sentì l'impulso di schiaffeggiarla, e se si trattenne fu solo perché, dov'era cresciuto, attaccare qualcuno per lui aveva sempre significato ricevere un contrattacco ben più doloroso.

Maledetti Babbani.

"C'è una differenza tra di noi, Black" sibilò "io so come cavarmela da solo. E' una gran rottura, ma se tu porti giù la media della Casa, io posso lavorare più sodo e riportarla su. Tu continua se vuoi a farti odiare dagli altri, principessina. Tanto non hai niente da perdere, vero?" Gli occhi di Narcissa erano due laghi di stupore, dubbio e umiliazione. Chiaro come il sole che nessuno le aveva mai parlato così.

"Scusa," sussurrò, deglutendo, e disse: "dammi una mano almeno in Pozioni."

"E io cosa ne ricavo?" chiese Piton freddamente.

"Vuoi che ti paghi?" disse speranzosa Narcissa, e poi si morse il labbro, colta da un ripensamento: "Non subito, però. Devo prima trovare una scusa per chiedere i soldi ai miei, perché... loro non sanno che sto andando male a scuola."

"Aha. Allora hai qualcosina da perdere. Ma, scusa se te lo ripeto, intanto io che ci guadagno?" Narcissa sospirò e abbassò lo sguardo.

"Potremmo provare a diventare amici, se vuoi."



"Bene-bene-bene. Passato buone vacanze?"

"Se si possono chiamare vacanze."

"Ho in mente grandi cose per te, Piton" disse Lucius Malfoy tra il serio e il faceto, battendo una mano sulla spalla del compagno più giovane che lo guardò perplesso e fece una risatina.

"Grandi cose?"

"Possiamo anche avere una squadra di Quidditch coi controcoglioni, possiamo avere il professor Kandinskij dalla nostra parte, ma è grazie a gente come te - gente che sa fare il suo lavoro - se Serpeverde ha vinto la Coppa delle Case per due anni consecutivi."

Un politico nato, pensò Piton, figlio, nipote di politici. Malfoy, ora che era Prefetto e che era all'inizio del suo quinto anno a Hogwarts, sembrava più in forma del solito. Era uno dei personaggi più in vista non solo a Serpeverde ma in tutta la scuola - questo nonostante il fatto che, per esempio, non giocasse a Quidditch. Se non fosse stato poco incline a queste spiegazioni semplicistiche e irrazionali, Piton avrebbe detto che il segreto del successo di Malfoy stesse tutto in quella sorta di carisma innato; non era solo l'erede di una stirpe aristocratica e abituata al comando. Lui era aristocratico e sapeva comandare.

Anche se Serpeverde poteva dirsi una specie di vivaio della classe dominante, una simile coincidenza tra aspettative e capacità reali era più unica che rara. Piton lo riconosceva: per questo rispettava Malfoy. Sapeva anche di essergli in qualche modo simpatico, e quindi, anche se non erano esattamente in confidenza, poteva parlargli apertamente.

"E quale sarebbe questo 'mio lavoro'?" chiese, mentre passeggiavano lungo la riva del lago di Hogwarts.

"Fare quello che hai fatto finora. Prendere ottimi voti; soprattutto, dimostrare che il sangue di mago vale ancora qualcosa. La filobabbaneria di Silente - e della McGrannitt, e quindi soprattutto del Grifondoro - insomma, è qualcosa di indecente. Tra un po' avremo Babbani in gita scolastica a Hogwarts."

"Non c'è niente di interessante nei Babbani" disse Piton, invelenito. Ovviamente Malfoy aveva toccato il tasto giusto, lo sapeva, e rincarò la dose:

"Vedi? C'è un'ingiustizia di fondo. Quella gente sente solo quello che vuole sentire. Tu, invece, sfortunatamente hai un'esperienza diretta..."

"Ce l'ho ogni estate, l'esperienza diretta."

"E' un vero peccato che la tua famiglia si trovi in ristrettezze, Severus."

"Ah!" rise secco Piton "'Ristrettezze' è un bell'eufemismo. Piacerebbe a mio padre. Lui è ancora convinto di contare qualcosa - la mattina pensa di svegliarsi in un castello, ma è solo una babbanissima casa a schiera."

"Mi dispiace. So che a suo tempo fece degli investimenti sbagliati..."

"Diciamo pure che la torta era già stata mangiata prima che io avessi coscienza di me" commentò Piton sarcastico. Malfoy lo guardò negli occhi e disse, con quel suo tono suadente:

"Considera questo: con tutte le pecche che ha il sistema di questa scuola, lo Smistamento è una delle poche istituzioni che abbia mantenuto un senso. Se sei finito a Serpeverde c'è di sicuro un motivo. Secondo me vuol dire che tu hai le capacità di far onore alla stirpe che rappresenti. Puoi farcela. Tutti prima o poi cadono, ma solo chi è in grado di rialzarsi merita di sopravvivere."

Piton rimase sinceramente colpito dalla dichiarazione di fiducia di Malfoy. Parlava come un uomo fatto, e aveva solo quindici anni. Portava anche i capelli lisciati all'indietro, quando in quegli anni quasi tutti - Piton incluso - sfoggiavano zazzere più o meno lunghe e arruffate. Ma più che di moda, si parlava di stile e lo stile a Lucius Malfoy non era mai mancato.

Videro arrivare, in direzione opposta, Narcissa con un'altra ragazza, Maggie Rutheford.

"Non è la tua amica, quella?" disse Malfoy distrattamente.

"Chi?"

"Narcissa Black. O hai" soggiunse Lucius con un sorrisetto "amiche che non conosco, vecchio sporcaccione?"

"Non stiamo insieme, se è questo che intendi" disse Piton come se il pensiero non l'avesse mai sfiorato. Ed era la verità. Aveva acconsentito ad aiutare Narcissa con gli esami del primo anno; e con quelli del secondo. Come sospettava, più che di aiuto vero e proprio la ragazza aveva bisogno di regole, e di qualcuno che la spronasse. Lei, in cambio, gli aveva offerto una strana quanto solida alleanza.

Avevano scoperto di condividere svariate idiosincrasie: per il Quidditch, innanzitutto; per la McGrannitt; per Pix; per i dormitori e i bagni in comune. Ma, in generale, entrambi si sentivano un po' come dei corpi estranei nell'universo di Hogwarts. Eppure, sorreggendosi a vicenda, lottavano per tenersi a galla in quel mondo. Perché, per motivi diversi di cui nessuno dei due amava parlare, quello era anche il migliore dei mondi che avessero a disposizione.

Narcissa era lì.

"Ciao, Severus" disse, e poi, rivolta a Malfoy: "ciao, Lucius."

"Ciao, Narcissa" rispose tranquillo Malfoy "a casa tutto bene, immagino?" La ragazza fece un sorriso freddo, ma sembrava voler perforare Malfoy con lo sguardo.

"Certo che va tutto bene" disse, in un soffio "Ci vediamo a cena, Severus?"

"Okay."

"Ti tengo il posto, allora." Narcissa e la sua compagna si allontanarono, e Malfoy disse, con contrizione chiaramente recitata:

"Oh, si sarà offesa?"

Piton lo guardò aggrottando le sopracciglia. Effettivamente, si era trattato di un commento fuori luogo e deliberatamente crudele. Il perché l'aveva scoperto proprio da Malfoy all'inizio del secondo anno. Gli aveva raccontato di aver passato buona parte delle vacanze in una villa che la sua famiglia possiede in Cornovaglia, e che avevano dato un ricevimento cui avevano partecipato anche i Black, Narcissa inclusa.

"Certo che a vederli tutti insieme i Black fanno quasi impressione. Sono tanti; anche troppi, sotto certi aspetti. Possono anche vantarsi dell'estensione del loro albero genealogico, ma è un dato di fatto che così hanno reso leggendarie le loro lotte interne per l'eredità... Voglio dire, proprio Narcissa ne è la prova." Di fronte all'espressione interrogativa di Piton, però Malfoy si era interrotto.

"Non mi dire che non lo sai - credevo foste amici..."

"Beh, no, evidentemente 'non lo so' " aveva detto Piton irritato "non parliamo mai di quello che ci succede a casa, e devo dire che questo mi solleva."

"Ah... capisco. Beh, di sciuro conosci Sirius Black, quel tipo di Grifondoro che è nel tuo anno." L'espressione di disgusto sul volto di Piton valeva più di mille parole, ma aggiunse ugualmente:

"Purtroppo lo conosco, sì."

"Beh, il padre di Sirius e quello di Narcissa sono fratelli; Castor Black, il padre di Narcissa è il minore... Sai che però la successione è in linea maschile. Se il padre di Narcissa avesse avuto un figlio maschio e non quello di Sirius, l'eredità sarebbe passata a questo figlio. Sai che non è andata così. Castor ha avuto due femmine... ma a quanto pareva il matrimonio del fratello Algol era sterile. Potevano ancora tentare; quando la madre di Narcissa rimase incinta per la terza volta, tutti si apettavano il maschio. Invece più o meno nello stesso periodo era rimasta incinta anche la moglie di Algol... ed era nato Sirius. La successione era garantita per la famiglia di Algol, tanto più che due anni dopo gli è anche nato un altro maschio... Diciamo che Narcissa non è ritenuta molto utile, a casa. E' solo una figlia in più da sistemare. E poi, un Black coi capelli biondi credo non si sia mai visto."

"Con questo cosa intendi?"

"Che la gente ha un po' chiacchierato vedendo quanto poco la tua amica assomigli al padre, e anche alla madre, se è per quello. Si è sospettata un'infedeltà. Naturalmente il nome dei Black vale abbastanza da non essere troppo danneggiato dai pettegolezzi e da mettere a tacere tutto... Fosse capitato a qualcun altro, si poteva anche costruire uno scandalo. Ma credo che Narcissa non si sia mai del tutto liberata del sospetto nemmeno a casa, a giudicare da come litigava con sua sorella Bellatrix il primo anno."

"Bellatrix... E' vero... " aveva mormorato Piton. Dopotutto, lui e Narcissa avevano cominciato a frequentarsi veramente solo alla fine del primo anno e poi Bellatrix aveva finito la scuola: non si era mai posto veramente il problema di perché litigassero, a parte per ringraziare il cielo di essere figlio unico.

Quando poi aveva trovato Narcissa, non era riuscito a mascherare il proprio risentimento.

"Perché non me l'hai detto?"

"Detto cosa?"

"Del perché litigavi con tua sorella e tutto."

Narcissa aveva stretto gli occhi e Piton aveva capito che stava per barricarsi dietro al solito mutismo, e allora aveva rincarato la dose:

"Mi dispiace ricordatelo, ma credo ti rinfacciasse di non essere davvero figlia di tuo padre, o sbaglio?"

"Sei proprio un genio" aveva detto lei senza quasi muovere la bocca "forse non è proprio il tipo di argomento di cui uno ama parlare, no? Scommetto che è stato Malfoy a passarti il pettegolezzo."

"Non importa chi me ne abbia parlato! Solo..."

"Ma per te cosa cambia? Che differenza fa sapere che a casa mia tutti, in fondo, mi reputano inutile? Il motivo, anzi, per cui abbiamo perso l'occasione di guidare la famiglia? Forse addirittura una" Narcissa aveva deglutito, un po' arrossata in volto "bastarda?"

Piton aveva scosso la testa, allibito, e aveva concluso: "Mettiamola così: facciamoci una nuova regola..."

"Me ne hai già date abbastanza per studiare" si era subito lagnata Narcissa.

"E hanno funzionato, no? Allora facciamo che se io ti racconto qualcosa di mio personale tu non lo dirai in giro, e viceversa. Così se c'è qualcosa che ti distrae puoi dirmelo, no? Sai come sarebbe tutto più facile?"

"Può darsi. Ma allora ricordati che vale anche per te, Severus - devi dirmi tutto."

"Okay" aveva detto Piton di malavoglia. Ma, nonostante fosse del tutto disabituato a fare confidenze, questa nuovo patto aveva inevitabilmente reso più profondo il legame tra lui e Narcissa. Per questo fece un po' fatica a mandar giù le parole di Malfoy, che sdrammatizzò:

"Oh, andiamo. So che siete amici, è che mi piace stuzzicarla perché è permalosa. Sei forse permaloso anche tu?"

"Può darsi. Penso che alla fine siamo persone molto simili."

"Da questo punto di vista, forse. Ma per il resto, boh... tu non assomigli a un pesce." Il commento era ancora una volta gratuito, ma allo stato attuale delle cose Piton non poteva contestarlo: Narcissa assomigliava veramente a un pesce. Questo perché, sotto agli occhi grandissimi e al naso all'insù aveva preso forma una bocca stretta e pallida, ma molto carnosa. Il corpo era ancora magrissimo: Narcissa era tutta occhi e labbra, ancora disarmonica.

"E' chiaro, comunque, che quello che ti manca sono i contatti in società" continuò Malfoy, indifferente, riprendendo il discorso interrotto "Hogwarts è grande, ma è un mondo chiuso, limitato. Non è giusto passare la maggior parte dell'anno tra queste mura: un sacco di cose puoi trovarle solo fuori."

"E quindi?"

"So che è presto per decidere, ma mi farebbe piacere se tu passassi qualche giorno a casa mia per le vacanze di Natale. La mia famiglia organizza sempre un veglione di capodanno, lì potresti conoscere gente interessante."

"Ma puoi lasciare la scuola? Anche se è vacanza, sei pur sempre Prefetto."

"Oh, non credo faranno troppi problemi per un paio di giorni" disse tranquillo Malfoy "e poi, nel caso, non dovrebbe essere difficile convincere Kandinskij, no?"

"Credo di aver capito" annuì Piton. Oliarsi un po' Kandinskij in cambio dell'ospitalità di Malfoy aveva, razionalmente, tutta l'aria di uno scambio vantaggioso.

Nei suoi primi due anni a Hogwarts, Severus Piton non era mai tornato a casa se non per le vacanze estive. Se doveva essere onesto, non gli dispiaceva la scuola semivuota - il dormitorio silenzioso, sopratutto; l'unico neo erano i quattro deficienti di Grifondoro che sembravano essere talmente inseparabili da preferire di restarsene a scuola piuttosto che tornare ognuno a casa propria. E Piton sarebbe stato pronto a giurare che loro a casa non avevano una caricatura di famiglia come quella che era toccata a lui.

Poco male, comunque. Già avere i sotterranei di Serpeverde quasi a sua disposizione gli era sempre sembrato un bel lusso. Ma quale lusso maggiore dello storico veglione dei Malfoy che, anche se ovviamente non poteva ancora saperlo, sarebbe stato il primo di una lunga serie? Valeva bene fare un po' di violenza alla sua naturale propensione per la solitudine.



"Ti ho portato il regalo di Natale. Spero che ti piaccia."

Un po' esitante, Piton prese il pacchetto che gli passò Narcissa nella sala comune ancora semideserta. Anche lei era tornata presto, il due gennaio.

"Ah, grazie. Io non ho niente per te, però."Narcissa si strinse nelle spalle.

"Mi sa proprio che non sei il tipo da regali, tu. Su, aprilo. O devi ancora riprenderti dal veglione? Ti sei divertito, almeno?"

"Sì, abbastanza" disse Piton armeggiando col regalo. In effetti, era ancora un po' frastornato. Lui e Lucius erano arrivati al maniero dei Malfoy grazie a una passaporta, ritrovandosi nell'atrio di un palazzo che certo non poteva essere grande quanto Hogwarts, ma che sul fronte del lusso aveva pochi rivali. Arredi in stile vittoriano, quadri, arazzi, tappeti riempivano ambienti che altrimenti sarebbero sembrati ancora più grandi. Ed elfi domestici che avevano subito portato via il poco bagaglio dei ragazzi, mentre Malfoy aveva portato subito Piton a conoscere i suoi genitori.

"Dunque tu saresti lo studente più brillante di Serpeverde" aveva detto il padre di Malfoy senza sorridere "Lucius mi ha parlato molto bene di te."

A colpo d'occhio, Piton aveva capito quanto quella casa assomigliasse al suo padrone. Augustus Malfoy era un uomo incanutito, ma dal portamento eretto - il che rendeva il suo bastone da passeggio, decorato con una testa di serpente d'argento, un puro accessorio. Gli occhi avevano la stessa tonalità grigioazzurra di quelli di Lucius, ma lo sguardo era fisso e severo dove il figlio era mobile e inquisitivo. La madre, lady Erzbeth, invece, si era limitata ad accennare un sorriso. Lei, per contro, non doveva avere più di quarant'anni ed era ancora molto bella, nonostante la crocchia stretta in cui erano raccolti i capelli color miele indurisse un po' i suoi lineamenti aristocratici. Piton aveva pensato con una certa inquietudine a quanto Lucius avesse già parlato di lui, dato che i suoi non avevano sentito il bisogno di fargli domande.
"Camera mia è di fianco" aveva detto Lucius quando Piton era entrato nella sua stanza "se ti serve qualcosa, c'è un campanello per l'elfo."

"Per i tuoi è un problema? Il fatto che io sia qui, dico." Malfoy aveva riso.

"Scherzi? Sei un mago purosangue, e sei un Serpeverde. Ben poca della gente che vedrai stasera quando era a Hogwarts era in altre Case. Mio padre tiene in estrema considerazione questo tipo di cose. Alla fine, anche queste feste sono sempre una specie di rimpatriata con gli altri vecchi polverosi come lui. Ma ci può sempre essere qualcosa di interessante da sapere, basta coglierla. Male che vada, ci sono alcolici per tutti." Dopo, Malfoy aveva mostrato a Piton il resto della casa, lasciando per ultimo il pezzo forte: la biblioteca.

"Questo posto è un mezzo mistero anche per me" aveva detto Malfoy mentre Piton si guardava attorno estasiato "sono sicuro che il vecchio non abbia esposto che una minima parte di quello che abbiamo. Insomma, sia la famiglia che il castello sono antichissimi. Non può essere tutto qui."

"Tutto qui?" aveva ripetuto Piton inarcando le sopracciglia e prendendo un libro dallo scaffale davanti a lui "Ti sembra poco? Guarda, questo non c'è nemmeno a Hogwarts."

"Lo credo bene. E' un codice medievale, un pezzo unico. Mio padre dice che sia la copia di un manoscritto di Salazar Serpeverde in persona."
"Aha" si era limitato a commentare Piton, concentrato sul libro. Era scritto con inchiostro verde, con una calligrafia minuta e regolare ma talmente fitta da risultare illeggibile.

"No, non sforzarti" gli aveva detto infatti Malfoy "c'è un incantesimo di Illeggibilità su quel libro. Per romperlo, è necessario leggere prima un altro libro, che non abbiamo...Quello forse è a Hogwarts, o a Durmstrang, non so." In quel momento, un elfo domestico era apparso alle loro spalle, facendo sobbalzare Piton:

"Lady Erzbeth mi manda a ricordarle che tra poco arriveranno gli invitati per la cena, signore" aveva detto l'esserino rivolto a Malfoy, che aveva sbuffato:

"C'è sempre un elfo domestico che arriva a rompere le palle in questa casa. Sempre." Al che l'esserino aveva cominciato a prendersi a pugni la faccia, frignando:

"Sossy non vuole disturbare! Sossy fa solo il suo lavoro! Cattivo, cattivo Sossy!"

"BASTA!" aveva urlato Malfoy afferrando Sossy e scaraventandolo di peso fuori della porta, e poi aveva borbottato: "sono utili, ma cazzo se sono molesti."

Alla festa vera e propria, le parole di Malfoy si erano rivelate vere solo a metà. Se da una parte si poteva considerare davvero una rimpatriata nostalgica tra ex compagni di scuola, dall'altra Piton era rimasto semplicemente allibito nel riconoscere tanti volti noti: mezzo Ministero era lì, e altri personaggi, che invece raramente finivano fotografati sulla Gazzetta, si erano rivelati essere azionisti della Gringott's, facoltosi imprenditori e via dicendo.

Come spesso accade in questo tipo di eventi, però, mancava la compagnia giovanile, fatta eccezione per un gruppetto di bambini davvero troppo piccoli e per alcuni Serpeverde che Piton conosceva già. Gli ottusi Tiger e Goyle (che Malfoy definiva senza mezzi termini "il mio braccio armato"); Rabastan Lestrange, del terzo anno, che era amico d'infanzia di Malfoy; Henry Bulstrode, dell'età di Lucius; e il battitore della squadra di Quidditch di Serpeverde, Alistair Macnair, del sesto anno.

I ragazzi si erano coalizzati quasi più per autoconservazione che perché avessero qualcosa da dirsi, dato che si erano visti fino al giorno prima. Piton dunque ne aveva approfittato per guardarsi intorno. Sopratutto, si era concentrato sul signor Malfoy, e su come tutti gli invitati sembrassero trattarlo con una certa deferenza. E' vero che si trattava pur sempre del padrone di casa; ma sembrava mettere in soggezione persino il Segretario del Ministero della Magia, che era la più alta carica presente. Questo nonostante Augustus Malfoy non avesse alcun incarico ufficiale a livello politico.

Ora Piton, ripensandoci mentre finiva di scartare il pacchetto di Narcissa, si rendeva conto di quanto in questo Lucius fosse simile a suo padre. Il suo incarico come Prefetto era arrivato semplicemente ad ufficializzare un'influenza che lui già aveva all'interno di Serpeverde; e infatti adesso sembrava già occupato a proiettarsi al di fuori della Casa se non addirittura della scuola.

Che ci fosse una strategia meditata, si chiedeva Piton, dietro questi poteri "minori" che erano minori solo per la facciata? Ma doveva smetterla di distrarsi. Specialmente davanti all'edizione annotata di Distillati e sublimati - la guida completa alla preparazione e all'uso.

"Ma... come hai fatto a trovarlo? Quest'edizione è fuori stampa..." disse, sinceramente ammirato. Narcissa alzò le spalle.

"Oh beh. Ho solo sfruttato un po' i sensi di colpa della mamma. Ma" aggiunse in tono più ansioso "ti piace? E' quella che volevi?"

"Certo... certo che è quella che volevo. Ormai non speravo più di trovarla" disse Piton sfogliando le pagine sottilissime del volume "grazie, grazie davvero." Era sincero; ma, stranamente, sembrava esserci ancora più gratitudine nel sorriso sollevato che gli rivolse Narcissa.





Per i nomi dei padri di Sirius e Narcissa ho presunto che tra i Black sia tradizione dare ai figli i nomi di stelle o costellazioni... Anche se quelli passabili li ha già quasi tutti esauriti la Rowling -_-; Per cui perdonate Algol e Castor... tanto non li rivedrete più...



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