Prologo Gli interni rococò della villa sono illuminati quasi a giorno. Dal salone principale, arrivano a Severus Piton rumori soffusi - voci, risate, musica da camera, tintinnio di bicchieri. Ora come la prima volta in cui è andato ad una festa del genere, si chiede cosa c'entri lui, in fondo, con un ambiente simile. Pensieroso, scuote leggermente il bicchiere. La superficie rosso scuro del vino si increspa appena. Alza gli occhi, ad osservare le grandi foto in bianco e nero appese sulla parete di fronte a lui. Su una si fissa in particolare; porta la targhetta "1973-1974". Sullo sfondo, il castello di Hogwarts; in primo piano, tutti gli appartenenti alla casa di Serpeverde in quell'anno scolastico. Molti di loro sono dabbasso, a festeggiare, magari già un po' brilli. Altri - pochi - sono da qualche parte in giro per il mondo. Altri ancora sono morti, o, peggio, ridotti allo stato vegetale ad Azkaban. La foto, pur essendo magica, quasi non si muove. In effetti, Piton ricorda bene che quando fu scattata era periodo d'esami ed erano plausibilmente tutti molto tesi. Ma lui era teso? Ritrova se stesso in alto a destra, di fianco alla ragazza bionda, ma le figure sono troppo piccole per riconoscere bene le espressioni. "Tu eri il ragazzo magro e cupo, sempre immerso nei suoi studi. Già allora sembravi più grande della tua età, ma adesso ti sei davvero lasciato andare" dice una voce tranquilla, quasi gentile alle sue spalle. Piton si gira lentamente. "Lucius." "Nemmeno allora ti si poteva definire l'anima della festa" continua Malfoy "ma eri un po' più di compagnia." "Le cose cambiano." "Sì? Anch'io lo credevo. Credevo che ci avessi abbandonati, per esempio. E invece sei tornato. Non è cambiato nulla; nulla delle cose che contano." Piton sorride freddamente, attento a non fare trapelare nessuna emozione - pratica in cui si è esercitato per una vita, e in cui continua a riuscire benissimo, per quanto gli costi fatica. D'altra parte, si può dire lo stesso di Lucius Malfoy. "Dovrei dire, allora, che anche tu non sei cambiato per niente. Non apri bocca senza prima aver calcolato il vantaggio che puoi trarne, e i danni che puoi fare." "Touchée, amico mio. Io non avrei saputo dire di meglio" ride Malfoy bevendo un sorso dal suo bicchiere. Nel cristallo, è impressa la figura di un serpente che circonda in una spirale tutto il calice fino all'orlo. "Resta pure qui sul viale dei ricordi quanto vuoi, Severus, ma fatti vedere giù, dopo" dice Malfoy tornando serio "anche se ho garantito per te, c'è ancora chi dubita della tua fedeltà all'Oscuro Signore." "Quando potremo parlarci con più calma, ti pregherei di dirmi chi sono questi... dubbiosi. Uno. Per. Uno." Malfoy sogghigna. "Allora rideremo." L'uomo esce dalla stanza, diretto verso l'ampia gradinata a semicurva che riporta alla sala da ballo. Piton rimane lì, gli occhi di nuovo sulla foto, e su quelle vicine: '72-'73... '68-'69... Si ricorda tutto.