Analfa & beta: Poggy. Un po' a causa dell'assenza della mia beta "ufficiale" Kagome (a cui auguro ancora una pronta guarigione), un po' perchè questo pezzo è ridicolmente corto, questa fic è del tutto autarchica. Rating: Genitori Note:Questa fic è nata in due tempi: prima perchè avevo voglia di ambientare una storia sullo sfondo del Festival del Cinema (sarà lo stress, ma quando ci sono andata è stata un'esperienza surreale), e poi perchè volevo in qualche modo metabolizzare il mio "addio" alla città lagunare. Ed è stato un modo per divertirmi a immaginare un finale possibile per le traversie di Harry e compagnia briscola. Crediti: Harry potter è © J. K. Rowling. Ringrazio inoltre i Thrills per la colonna sonora, e mi scuso idealmente con Thomas Mann per avere spudoramente plagiato il titolo di un libro bellissimo. Morte a VeneziaOh how the sun sets on my Boulevard But leaves such a shadow to fill Oh the death of a fast life. Those Hollywood stars, those Hollywood stars got to pay. That's some will you've been drinkin. Those Hollywood stars, those Hollywood stars got to pay. The Thrills - Hollywood kids Il sole di settembre cade obliquo sul Lido, pronto a sparire dietro all'orizzonte. Il mare è calmo e una brezza lieve muove appena i capelli biondissimi e sottili di Draco Malfoy. La battigia è costellata da cocci di bottiglia e da grovigli nerastri di alghe e rifiuti: di certo ha visto spiagge migliori di questa, e mari ben più limpidi. Eppure, questo è il luogo prescelto. Alle sue spalle, file di lettini da spiaggia e lussuose cabine deserte; solo qualche ricca signora di mezza età si è attardata a parlare con le amiche, rabbrividendo un po' nell'accappatoio dell'albergo. Più lontano, sempre dietro di lui, un vociare che gli arriva sommesso dal retro dell'Excelsior: qualche star del cinema deve essere apparsa nella hall. Draco sorride tra sé e sé, accendendosi una sigaretta. Non aveva calcolato il Festival - non passa certo il suo tempo libero a leggere la pagina degli spettacoli dei giornali babbani - ma gli piace l'ironia della situazione, con l'attenzione di tutti diretta alla mostra del cinema mentre, a pochi metri di distanza, sta per avvenire un incontro che deciderà la fine di una guerra. Poi lo vede. Arriva dalla sua sinistra, inconfondibile per chiunque appartenga al suo mondo, una vera celebrità: Harry Potter, il Ragazzo Sopravvissuto. E' ancora lontano. Malfoy fa in tempo a finire la sigaretta, che va a spegnersi nella sabbia umida. Ora sono abbastanza vicini per parlare. "Malfoy." "Potter. Ti sei fatto un bel po' di strada." "Non credo sia molto astuto Materializzarsi in un luogo che non si conosce e per di più pieno di Babbani. E poi, volevo fare un po' il turista. Non hai mai questo tipo di curiosità? Vedere qualcosa di diverso da ciò che già conosci?" "Magari più avanti. Non c'è tempo di far vacanza durante una guerra." "Siamo qui per finirla, infatti." "E allora fai la tua offerta, Potter" dice quieto Malfoy "ho voglia di tornare in albergo per cena." Prima di parlare, Potter scruta Malfoy. E' più alto di lui e sul suo volto convivono i lineamenti affilati di Lucius con la rilassata, carnale sensualità dei Black. Ma gli occhi, soprattutto. Da ragazzino Draco Malfoy non sapeva fingere. Le sue simpatie e le sue antipatie erano palesi. Ora, il suo sguardo è impenetrabile quanto e più quello del padre. Harry Potter sospira prima di parlare. "E' molto semplice. Consegnaci Voldemort. Riceverai l'impunità per te e per un numero limitato di persone di tua scelta." "Limitato quanto?" "Non voglio illuderti. Credo non più di una. Qualcuno dovrà pagare, Malfoy, te ne dovresti rendere conto." "Lo so meglio di te." Un brusio più forte viene dall'hotel. Istintivamente, Draco e Harry si voltano a guardare. "C'è qualche divo del cinema, qui?" chiede Harry. "A volontà, suppongo. Era una circostanza che non avevo considerato." "E' questo il problema. Tu guardi la punta delle tue scarpe. Non conosci e non vuoi conoscere nulla al di fuori del tuo mondo, il che ti sarà fatale, perché prima o poi ti coglieranno di sorpresa." "Ah sì?" dice Draco sollevando le sopracciglia. Harry guarda l'orizzonte e poi di nuovo Draco. "Non mi hai ancora detto se accetti la mia offerta." "E' che, capisci" dice Draco come se stesse spiegando qualcosa a un bambino un po' lento "Voldemort o non Voldemort non cambia nulla - sì Potter, dico 'Voldemort', e sai perché? Perché l'ho visto da vicino. Perché forse un tempo è stato un grande mago, ma ora a malapena si tiene in vita, e di sicuro il suo cervello è andato a puttane. Non c'è niente di cui aver paura, per cui non fai nulla di speciale, ormai, se usi il suo nome." "Allora non dovremmo nemmeno essere qui, Malfoy. Che senso ha che voi continuiate a seguire un capo che ammetti essere debole e inutile?" Gli occhi di Draco ora sono stretti e gelidi, innaturalmente chiari, l'immagine di quelli del padre. "Per sopravvivere. Per vendicare i nostri morti. Che è esattamente quello che hai sempre fatto tu, no? L'eroe orfano di questa storia." C'è nuova durezza nello sguardo di Harry. "Almeno tua madre è viva." "Se tu l'avessi conosciuta prima, l'avresti vista veramente viva. Ho visto ciò che avevo andare in pezzi fin da quando avevo quindici anni. E col passare del tempo, sempre peggio. Voglio avere il diritto di tenermi stretto quanto mi rimane." "E allora, diosanto, accetta di arrenderti! Salverai tua madre. Faremo in modo di trovarvi un posto sicuro dove vivere tranquillamente." Draco scuote la testa, con un sorriso ironico. "Dignità, Potter. Di questo parlavo. Quella che mi spacci per 'vita tranquilla e sicura' non è che un'esistenza mutilata. Tu non vuoi porre fine alla guerra diplomaticamente come ti piace far credere. Tu vuoi farlo in un modo non diverso da quello che dici di combattere - annientando chi ti si oppone. Nulla di male in questo. Ma dì le cose come stanno." Harry si passa le mani nei capelli già arruffati, mentre pensa velocemente a un sistema per uscire da quella situazione che si è rivelata anche più difficile del previsto. L'odore denso del mare gli procura un senso vago di nausea, mentre Draco Malfoy è lì, imperturbabile, molto più tranquillo di quanto dovrebbe essere. Ancora, la copia della fermezza e della razionalità del padre? No, forse più la sua evoluzione. Lucius Malfoy aveva sposato la causa di Volemort in parte per il retaggio della propria casta, per l'ideologia, ma in gran parte per calcolo. Anche per Draco ormai Voldemort è uno strumento; il mezzo per un fine che però è ancora più interiorizzato e sentito di quello del padre. Ci sono, dietro, motivi forti che Lucius probabilmente non ha mai avuto, e uno di questi è proprio Lucius stesso, uno dei primi a finire nel braccio della morte nell'estremo tentativo di Caramell di riacquistare il consenso di un popolo che non voleva un'altra era di terrore. "Allora" sospira Harry, esasperato "se non vuoi trattare, perché hai acconsentito a questo incontro? Perché Venezia?" Di nuovo, Draco sorride. I suoi denti sembrano di porcellana da quanto sono bianchi. "Non ti piace Venezia? L'abbiamo concordato insieme, mi pare, perché è territorio neutro. Certo, sono rimasti dei maghi anche qui, ma non so quanto gli interessino le nostre beghe finché rimangono nei confini della perfida Albione. Tra l'altro, mi sembra il posto adatto a te, in questo momento" dice, indicando con un gesto vago l'hotel e il punto in cui si trova il Palazzo del Cinema "una celebrità tra le celebrità. Dovresti sentirti a tuo agio." "Ma che pensiero carino. E tu? Un ricco tra i ricchi, suppongo." "Bisogna trattarsi bene finché si può farlo. Senza contare il fatto che Venezia rimane un buon posto per morire." La sensazione di nausea si fa improvvisamente più forte. Harry deglutisce. "I patti, Malfoy. Io sono qui disarmato." "Anch'io" dice Draco inarcando le sopracciglia "è ovvio. Pensavi forse che sarei così stupido da fare un Avada Kedavra proprio qui? Luce verde e bla bla bla? Tu non c'eri ieri. Si muove un bel po' di gente per le proiezioni della sera. Ciò non toglie che siamo qui per porre fine a una guerra, ed è proprio ciò che stiamo facendo. O meglio, che abbiamo fatto. Tu eri già morto in Inghilterra." Precipitare. Sì, Harry si sente precipitare. Perché capisce immediatamente che Draco non sta scherzando. Un gabbiano plana vicino a loro, velocissimo, per poi riprendere quota emettendo uno stridio sgraziato. "Che cosa?" riesce a dire Harry. Draco tira fuori un'altra sigaretta dal pacchetto e gliela porge. "Vuoi fumare?" Le mani di Harry lo afferrano convulsamente per la maglietta. "Che cosa hai fatto?" Rivalsa? E' forse questa l'emozione che balugina dietro allo sguardo esteriormente distaccato di Draco? O è genuina felicità? "Io? Personalmente, nulla. Ha fatto tutto un veleno che ti è stato somministrato a Grimmauld Place. Su, se fai uno sforzo ci arrivi con la tua testolina." Harry impallidisce. "Non è possibile" dice "Piton." "Piton" ripete Draco "e Ginny Weasley." Lo stupore fa sbiancare Harry definitivamente. Si sente come se il sangue gli si fosse fermato nelle vene. Passivamente, avverte il braccio di Malfoy cingergli le spalle e condurlo verso uno dei lettini da spiaggia vuoti, della fila più vicina al mare. Draco gli si siede accanto e riprende a parlare. "Non essere così sorpreso. Ginny ha visto la sua famiglia letteralmente decimata. Piton ha visto ripetersi sotto ai suoi occhi una storia che sperava di non dover vivere mai più. Erano le persone più adatte a capire che se c'era un modo per fermare le morti non era eliminare Voldemort - era eliminare te. Voldemort ormai non vale più niente, mentre tu sei ancora una bandiera, un simbolo grazie al quale la gente, di qualsiasi fazione, crede di trovare un motivo per combattere. Così Piton ha preparato la pozione, e Ginny l'ha messa nella tua cena, ieri sera. Non so dirti chi dei due abbia avuto l'idea, sono venuti a propormela insieme. 'Io e Virginia abbiamo pensato che', già, mi pare che Severus abbia detto proprio questo. Credo che queste esperienze comuni li abbiano molto avvicinati. In fondo" soggiunge Malfoy corrugando la fronte come per riflettere "Severus ha sempre avuto un debole per le rosse. Tra l'altro lui non ha mai avuto una stanza a Grimmauld Place, vero? Quindi suppongo scopino sul vostro letto." Ecco, Harry lo sapeva che tutto questo non poteva essere vero, e ora ne ha la prova: questo è solo Malfoy che si sta divertendo come ha sempre fatto, millantando un potere che non ha,col sadismo dei bambini viziati. No, non è possibile per tutte le volte in cui Piton si è dimostrato degno di fiducia, e soprattutto Ginny... la sua Ginny... non solo tradirlo, ma addirittura pianificare la sua morte? L'aveva salutato sorridendo, quella mattina. "Vedrai che andrà tutto bene" gli aveva detto abbracciandolo "e questa maledetta guerra finirà." Lo diceva a lui o a se stessa? Dio, non deve pensarlo. Non deve accettare questa assurdità, non deve cedere alle provocazioni di Malfoy, che è lì solo perché non ha più niente da perdere, e gli conviene anzi accettare la generosa proposta dell'Ordine. Veleno? Lui sta benissimo, e questo malessere è dovuto solo al fatto che si trovano nell'angolo più stagnante di quella enorme pozzanghera che è l'Adriatico. "Smettila con le stronzate, Malfoy. Questo non è un gioco. E' una cosa seria e stiamo solo perdendo tempo prezioso. Oggi non morirà nessuno, e se tu collabori non morirà più nessuno." "Quello che deve succedere succederà che io collabori o no. Che tu ci creda o no. Né tu né io abbiamo alcun potere. Severus ha lavorato bene: non c'è antidoto. Così come il veleno è inodore e insapore; anche indolore, mi hanno detto. Al massimo potresti sentire un po' di nausea, ma niente di che." Oh, la sente di sicuro la nausea. Draco Malfoy si prende la soddisfazione di osservare la paura malcelata sul volto di Harry Potter, mentre parlano seduti vicini come vecchi amici. Come se venissero qua in vacanza da una vita, due giovani all'apice della loro bellezza e del loro vigore, perfettamente a loro agio nel lusso dell'Excelsior e snobisticamente indifferenti al viavai di celebrità poco lontano. "Non. E'. Vero. Io sono ancora vivo... e ti farò sputare tutti i denti, se ci tieni" dice Harry a denti stretti. Eppure non muove un muscolo - non vuole o non ci riesce? - e Malfoy avvicina il viso al suo per sussurrargli, dopo aver guardato l'orologio: "Sì? Dimenticavo di dirti che la pozione ci mette ventiquattro ore esatte ad agire. A che ora hai cenato ieri sera?" ![]() "...E così sono scesa nella hall e chi ti trovo? Nicole Kidman." "Non c'era Nicole Kidman, quest'anno" dice acida una delle signore sedute sulle sdraio alla sua interlocutrice "è venuto solo Anthony Hopkins a presentare il film." "Magari l'hai solo confusa con l'altra che è qui" interviene una terza donna, sfogliando una delle riviste giornaliere del festival "Naomi Watts. Le assomiglia." "Sì, ecco, sarà stata lei" ripara la prima, ma l'altra si accende una sigaretta lunga e sottile, soddisfatta per il colpo andato a segno. Finge di studiare per qualche secondo il pacchetto, e poi dice: "Ho saputo che la Letizia ieri è andata all'attacco di George Clooney! Marco..." "Marco chi?" "Il maitre. Marco ha detto che George è stato molto cortese, ma mon dieu, lei non ha proprio vergogna. Potrebbe essere sua madre. Quanti anni ha suo figlio maggiore?" "Oh, adesso non esagerare. Raul avrà... ventitré, ventiquattro anni al massimo, un po' come quei ragazzi laggiù..." dice la terza signora levandosi gli occhiali da sole ormai inutili nel crepuscolo, guardando verso i lettini più vicini al mare. Ma il ragazzo biondo che prima aveva passeggiato a lungo sulla spiaggia è sparito. E' rimasto solo quello coi capelli neri e arruffati, che ora è disteso sulla stuoia. Pare che dorma. |